RUBRICA: L’Opinione (32.mo)
TITOLO: Per ogni fine c’è un nuovo inizio
di Marco Spampinato

Il Tempo è un concetto relativo. Se così, semplificando più che abbastanza, lo intendeva un genio quale fu Albert Einstein possiamo stare sereni sul necessario fondo di verità dietro a questa teoria.
Per secoli, fino ad oggi, filosofi, matematici, sociologi, semiologi, teologi, semplici pensatori, musicisti, alchimisti e quant’altro si sono arrovellati, hanno intuito, immaginato, specificato, dibattuto, teorizzato.
Un concetto meno aleatorio esiste e, dopotutto, più che il susseguirsi delle Stagioni sono i luoghi a trattenere la memoria dei fatti che, come il vento, si svolgono e vanno altrove per poi ritornare.
Ma, questa, è soltanto una suggestione personale.
Così come mia è l’elaborazione sulla insussistenza del “libero arbitrio”.
Per decenni sono stato convinto, quasi certo, del contrario e che ciò avesse, oltre la morale cattolica, un suo giudizioso fondamento e positiva influenza.
Più di recente mi sono convinto che il libero arbitrio non esiste, è verosimile ma non vero, è idealizzato ma resta idea e non si concretizza in reale applicazione.
Non può.
Si tratta di un sostanziale conforto per sperare nei tempi migliori, l’opportunità per considerare di avere “voce in capitolo”, di potere influenzare il proprio destino e, nei casi più fortunati, addirittura sceglierlo.
Ma non è così; almeno non lo credo più.
E mai è stato così negli incroci epocali, durante le guerre, le carestie, i tumulti, le epidemie, tutti quegli accadimenti, generalmente catastrofici, che coinvolgono migliaia, o milioni, di persone.
Le variabili sono talmente tante, in quei casi, che solo pensare di poter determinare qualcosa che non sia relegato a “qui ed ora” provoca tenerezza.
C’è più profondità, erudizione, influenza del pensiero classico e l’anticipazione della destrezza pragmatica dell’uomo tecnologico che sarebbe arrivato; c’è tono muscolare, costrutto, in quello in cui credeva William Shakespeare quando asseriva che un copione è già scritto per tutti, per gli uomini e per le donne, e che noi si possa soltanto provare a essere dei decorosi interpreti della propria vita: attori buoni, discreti, sufficienti, pessimi o scarsi.
Tutto lì.
E, forse era stato scritto questo “finale di partita”, la realizzazione faticosa e impetuosa, di afflato lieve ma ostinato, improvvisa per quanto attesa da anni, esagerata per quella voglia di fare contro l’immobilismo, a dispetto del cinismo della consuetudine borghese, dell’imbarazzo di fronte alla smorfiosa e sterile, finta rivoluzione di troppi proletari da salotto che ancora lì stanno.
Bisognava riflettere sull’opportunità di chiudere un ciclo, offrire una ragione di quieto vivere pur nell’agire d’istinto.
Così, una volta ancora, è sfumata l’opportunità di mantenere un basso profilo facendo difetto al proprio carattere, alla formazione, al credere profondamente di professare il giusto quando rivendichi l’appartenenza a quel ristretto nucleo di “uomini liberi”, nel loro piccolo assisi, apparentemente immobili, nella postura che risalta la schiena dritta, senza remore né padroni.
Dovrebbe essere questa la Storia, a dispetto del tempo, della carta sostituita da un computer, da un dominio.
Oppure questa edizione è il semplice frutto di un mal di pancia – e di un profondo malessere – seguito dall’approfondimento impostomi da due amici, su quanto, e su cosa, dovessi a questa rivista.
Non tutto, certo, ma molto, moltissimo.
Con caratteri e slanci, idee e progetti sempre unisoni, combacianti.
Quel mal di pancia durò dalla notte dello scorso 21 aprile all’alba del 23, il giorno di Giorgio. Il santo che sconfisse il drago, del quale, in Siria, ho visitato l’ultimo giaciglio contenuto in una cripta posta al centro della Terra, nel basso ventre di un convento con ampio chiostro edificato in pietra gialla e incastonato tra deserto e altipiani. A conclusione di una delle migliori edizioni di “Sotto il Vulcano”, il n.80 del marzo/maggio 2004, avevo creduto che meglio non avremmo potuto fare e, tutto sommato, ero abbastanza stanco e soddisfatto per poter dire “basta”.
Mai intravisto futuro; mai stato capace di avere un gruppo, coeso e compatto, che fosse cento ma rappresentasse Uno. Uno era uno, non due, non cento, ma soltanto uno. E c’è solitudine nei numeri primi, dicono.
Pensai, allora, di dover porre un traguardo che sarebbe potuto arrivare nei successivi 7, 8 anni: quello del fatidico n.100.
Di tempo ne è trascorso almeno un lustro in più ma, l’ho scritto in premessa, il Tempo è relativo, e non c’è bisogno di scomodare Kronos o il suo mito che narra le gesta di uno sconfitto eccellentissimo, e che vidi raccontato, e ben interpretato, grazie al Prometeo di un crescente Alessandro Preziosi in scena davanti al castello Maniace di Ortigia, contro vento, il 20 luglio del 2017 in occasione dei festeggiamenti dei 2750 anni di Siracusa.
E cosa sono, poi, 25 anni nei confronti dell’antica età della città di Archimede e Dioniso?
Nulla. Neppure l’1 per cento.
Ma pur sempre un’epopea nella vita di un uomo.
Potevo scomodare tanti amici, ripercorrere fasti e scontri, formazione e crescita, progettazione e credibilità, risate e lacrime di molti attori di questa vicenda umana e professionale soltanto per un albo e per la conclusione, dovuta e doverosa, di un ciclo?
Certamente no. Non avrei potuto.
Così, grazie a una solida cultura disneyana, prima da solo poi in compagnia, ristretta ma qualificata, abbiamo pensato anche al numero 101; quello dell’8 dicembre 2018. Quello della “carica”, per intenderci, dei 101, appunto.
E poco importa se siano dalmata nei cartoni animati o, più modestamente, giornalisti, scrittori, fotografi, professionisti… tutti umani, e per questo, limitati. Andava chiuso un ciclo, e questo stiamo facendo, speriamo con grazia, costrutto, rigore e con leggerezza nel rispetto di un mestiere che, senza arroganza, riteniamo di aver saputo svolgere e onorare.
Buona lettura,
Sempre avanti, senza paura.
La vita finisce, poi, comunque, ritorna.








   Marco Spampinato fotografato da Davide Guglielmino (C) 2015

< Home Page     





CONTATTI:





Confermando l'invio AUTORIZZI al trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016, noto anche come “GDPR” e successivi aggiornamenti 2018.





I contenuti presenti su questa pagina dei quali è autore il proprietario Marco Spampinato non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all'autore stesso. E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore. © Marco Spampinato 1993 - 2018

Italica Service