Sotto Il Vulcano


Nostra esclusiva con Stefano Anselmo, makeup artist a 360°

Incontriamo a Catania il celebre MUA Stefano Anselmo, storico del trucco ed eccellenza italiana nel mondo, visagista di Mina, Anna Oxa, Loredana Bertè, Mia Martini, Ornella Vanoni, Renato Zero

Mercoledì 19/06/2019



CATANIA - Iniziamo il nostro fortunato incontro con Stefano Anselmo con una domanda secca: fino a qualche generazione fa le ragazze che si truccavano erano viste come delle "poco di buono". Che valenza ha assunto, negli anni, il trucco?

SA - "Lo scegliere un tipo di immagine che aderisca o meno alle convenzioni della società è quasi uno status symbol. I canoni cambiano.
Pensiamo che alla corte di Versailles le donne dovevano ostentare un’enorme quantità di trucco, mentre le prostitute non dovevano truccarsi.
Oggi tutti cerchiamo di dare un’idea quanto più vicina a quella che vogliamo che gli altri abbiano di noi e il maquillage serve a questo, a darci più sicurezza.
Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi personaggi. Il nostro matrimonio professionale ha funzionato per l’intesa che si è venuta a creare per cui avendo carta bianca riuscivo a creare dei look che erano in linea con quello che poteva 'funzionare' per loro in quel momento.
Mi è capitato anche di lavorare con persone con cui questa intesa non c’era e il risultato finale non ha dato gli stessi effetti.
Invece quando trucco le persone comuni, vedo come prima cosa a che cosa serve quel trucco, in questo caso la protagonista è la persona e non il mio make up. Bisogna realizzare qualcosa che funzioni su quella faccia, dando al limite l’impressione che se lo sia fatta anche da sola, quindi a volte creo volutamente delle piccole imprecisioni - questo ad esempio è il caso di un viso alla Anna Magnani in cui sta bene un trucco 'sporco' -, ci sono invece altri visi che hanno bisogno di trucchi puliti, con linee molto grafiche.
L’abilità del truccatore sta nel fare un maquillage che sta bene sul tipo di viso che si sta truccando in quel momento. Io insegno a fare lo studio morfologico del viso, per "aggiustare" qualche imperfezione, l’esame cromatico, che è dato dal colore dei capelli e della pelle nel preciso momento in cui si sta realizzando il trucco, e l’esame tipologico che si riallaccia al carattere della persona".

SiV - Il trucco è sempre visto come qualcosa di frivolo, ma in realtà ha una valenza psicologica importante per quanto riguarda le donne che hanno fatto chemioterapia, può avere un forte impatto dal punto di vista psicologico e può essere molto d’aiuto.

SA - "Secondo me è fondamentale. Questo è un tema che mi sta molto a cuore. Purtroppo questo campo è ancora un settore di nicchia, nonostante negli ultimi anni si sia sviluppato e molti professionisti abbiano manifestato attenzione nei confronti di questo tipo di problematica: è un lavoro che dovrebbe rientrare tra le attività sociali ed essere maggiormente inserito perché si può cambiare la vita di queste persone infondendo più sicurezza. L'approccio psicologico è quello che fa la differenza".

SiV - Cosa ne pensa degli youtubers che postano tutorial, video e foto di maquillage?

SA - "Sicuramente è un fenomeno interessante perché da una parte se vai su Instagram vedi un sacco di lavori anche molto belli, ma di contro si rischia che passi un messaggio sbagliato perché gli youtubers lasciano credere che puoi ricopiare quel trucco che tu vedi su ogni tipo di faccia e questo non è mai vero, inoltre quello che si vede è sempre la risultante di più elementi: i cosmetici messi sul viso, l’illuminazione e un tipo di elaborazione digitale. Si crea dunque un certo tipo di perfezione e di pulizia o di effetti che non sono riproducibili nella vita reale".

SiV - Che ruolo ha la luce?

SA - "È un elemento cruciale: è molto meglio avere un trucco mediocre ma illuminato perfettamente, infatti il truccatore più bravo del mondo non può contrastare i difetti di una cattiva illuminazione".

SiV - Come mai la maggior parte dei truccatori più famosi sono uomini?

SA - "È solo una leggenda metropolitana. Quest’idea del truccatore è venuta fuori negli anni Sessanta quando alcune case cosmetiche lanciarono la figura del visagista che era diverso dal truccatore cinematografico o televisivo. A quei tempi c'era Gil Cagnè che aveva tutte le carte in regola per impersonare questo tipo di figura perché era bello, elegantissimo, un po' sprezzante della misura giusta: appariva un quasi come il mago del trucco quindi le case cosmetiche hanno sempre puntato su questo tipo di figura che funzionava commercialmente e da lì prese il via questa leggenda, che, in quanto tale, non è vera.
Ci sono donne bravissime come Gioi Ardessi che è stata la più grande truccatrice italiana.
Lei ha mantenuto un profilo basso e adesso si è ritirata e non lavora più. Spostandoci fuori dall’Italia basti pensare a Pat McGrath che ha lavorato con John Galliano, Dior, Dolce Gabbana, o l’israeliana Einat Dan. Bisogna sfatare anche la falsa credenza che un truccatore maschio per essere bravo debba essere gay. Magari è vero che nel mondo della moda o dell'estetica in generale può esserci una maggiore percentuale di omosessuali rispetto ad altri ambienti, però questo è ininfluente e non serve per misurare l'abilità di una persona".

SiV - La sua ricostruzione del volto della regina egizia Nefertiti è storia. Cosa ha significato avere affidato un lavoro del genere?

SA - "È stato un incarico che mi ha appassionato molto. Sono sempre stato appassionato fin da piccolo di egittologia, di cultura africana quindi è stato per me un invito a nozze. Negli anni ho tenuto delle lezioni sulla storia del trucco anche dal punto di vista antropologico. Ho la fortuna di essere amico di un grande personaggio che stimo tantissimo, il professor Franco Crevatin dell'Università degli Studi di Trieste, uno dei pochi esperti al mondo di geroglifico tolemaico. Mi chiamò quando fu effettuata sul famoso busto di Berlino di Nefertiti la tomografia per vedere cosa ci fosse sotto lo strato di stucco. Mi chiese di elaborare il trucco sul volto della statua e di effettuare anche una versione moderna. Ho stratificato 70-80 livelli diversi di varie facce mettendoli in trasparenza per mantenere la texture della pelle. Il lavoro è stato pubblicato da Focus Storia e sei mesi dopo mi contattò Discovery Channel per un’altra ricostruzione. Da allora sono arrivato a circa una ventina di ricostruzioni".


di Mariagrazia Miceli (© Marco Spampinato/Sotto il Vulcano 2019. Riproduzione vietata.)



Foto ritratto di Stefano Anselmo Make Up Artist (Foto US Anselmo 2019)

Stefano Anselmo in sala di registrazione al trucco per la grande Mina (Foto SA. Riproduzione vietata)


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