Sotto Il Vulcano


Aziz Akhshik: una storia persiana

La fama del dottor Aziz, primo neurochirurgo a operare in Sicilia

Martedì 28/05/2019



CATANIA - Non ha nulla a che vedere con i favolosi racconti di Sharazade rappresentanti le 1001 notti trascorse per allontanare un destino apparentemente segnato ma, sempre dalla Repubblica Islamica dell’Iran al suo tempo ancora monarchia con lo scià Reza Pahalavi, proprio dall’antica Terra di Persia che diede i natali a storici condottieri come furono Serse e Dario, proviene Aziz Akhshik, neurochirurgo oggi 63enne, che ancora giovanissimo, giunse in Italia per essere il primo laureato di quel Paese nella nostra Penisola.

Lo studente si laureò in medicina specializzandosi in neurochirurgia, nella branca conosciuta come cranio traumatologia vertebrale e oggi ci incontra da affermato professionista nel suo campo per salutare, anch’egli, questa storica pubblicazione.

“Entrai in Italia nel 1980 – racconta descrivendo con trasporto emozionale – Arrivai per studiare Medicina e Chirurgia e ottenni la laurea in un percorso durato meno di sei anni risultando il miglior studente in Italia tra gli stranieri”. Un’affermazione che ha anche il riconoscimento ufficiale, e storico, del Censis risalente al biennio 1985-86.

Laureato nel 1986 in Medicina, poi specializzatosi nel 1991 in Neurochirurgia sempre all’Università degli Studi di Catania, Akhshik, già durante il periodo della specializzazione era coinvolto dallo stesso Ateneo etneo nell’attività di guida e tutoraggio a supporto di studenti e specializzandi.

“La disponibilità al coinvolgimento, ebbe modo di farmi riscuotere una buona fama tra i futuri colleghi. Raccoglievo i frutti del riscontro della mia tesi di laurea dove volli affrontare l’aspetto degli effetti del trauma cranio encefalico da ferita di arma da fuoco, sia derivante da armi in dotazione (o reperibili Ndr.) alla popolazione che riguardanti armi da guerra.

La casistica interessava la Sicilia, dal 1986 al ’92, con gli attentati di stampo mafioso che, in quel periodo specialmente, facevano sovente arrivare in ospedale feriti e moribondi. Operare era molto difficile per me e per gli altri colleghi. Ulteriori dati emergevano per quanto avvenne sul campo durante la guerra degli otto anni tra Iran e Iraq. Gli scritti furono anche pubblicati, valutati e discussi anche in USA, a San Francisco”.

Tra il 1998 e il 2007 la definitiva consacrazione per il neurochirurgo Aziz Akhshik arriva attraverso la partecipazione al gruppo di studio in traumatologia cranica attivo a livello nazionale e in Europa sotto il coordinamento del professore Franco Servadei oggi presidente dei neurochirurghi in Europa.

“Furono anni di grande intensità – spiega – perché proprio grazie allo studio e alle sue applicazioni, incrociando centinaia di casi e operazioni, riuscimmo a confrontarci con l’esperienza di ben 90 centri di neurochirurgia in Italia col fine di prevenire il trauma cranico. Conoscere le criticità, sapere che protocolli adottare, migliorare i tempi delle operazioni con la finalità di essere più incisivi ed efficaci ridusse la mobilità e mortalità dei soggetti incidentati”.
Erano anni difficili per il medico e i suoi colleghi, fioccavano le minacce. Spesso i feriti da arma da fuoco arrivavano con lesioni impossibili e in fin di vita e parenti, o affiliati nella “famiglia” di appartenenza del moribondo, rischiavano senza battere ciglio la galera e, noncuranti di tutto, minacciavano il neurochirurgo o i suoi colleghi presenti in ambulatorio medico: la pistola era sbattuta sulla scrivania, e quel ferito andava salvato con garanzie e certezze che dovevano essere espresse ancora prima che questi entrasse in sala operatoria. “Con l’avvento dell’antimafia e l’operatività del Dipartimento Investigativo Antimafia sul territorio siciliano queste cose, le minacce per la nostra vita o incolumità diminuirono drasticamente, finirono – specifica Akhshik – Ma dobbiamo sottolineare che, a quel tempo, negli anni della cosiddetta guerra di mafia, ogni 10 pazienti che arrivavano in ospedale per trauma cranico, 2 erano lì per ferita di arma da fuoco: spesso casi di lupara, o altrimenti pistola o rivoltella; la calibro 9 e la 7.65 le armi più usate”.
Egli realizzò anche una casistica… e ci mostra delle vecchie foto che, in un caso, valutiamo se aggiungere al pezzo e dare alle stampe perché immagini davvero molto forti e non adatte a un magazine patinato che non tratta argomenti così specifici. Le operazioni andavano, solitamente, a buon fine, i crani, le calotte craniche, ricomposte, il cervello straripante rimesso a posto ove possibile, il tessuto suturato…alcuni sopravvissero agli spaventosi effetti del trauma da arma da fuoco.

Oggi, Aziz lo richiedono dall’Australia agli Stati Uniti, dalla Francia a Malta, dappertutto in Italia ma anche in Grecia così come in Iran.

È in possesso del Board of Neurogical Surgery con esami di abilitazione in tre step (orali, pratica, test), ottenuti a Teheran alla University of Medical Sciences. Questa specializzazione vale negli Stati Uniti, Canada, Australia ed Emirati Arabi. Ha effettuato oltre 2.000 interventi di neurochirurgia cranico-spinale operando anche tumori nella patologia della colonna vertebrale.

Lui adora il Mediterraneo, il sapore del mare che ama andare ad ammirare in ogni stagione. Parla piacevolmente della sua esperienza in Liguria e si sente a casa ovunque in Italia ma sa che la sua professione, e la sua levatura medica, potrebbe salvare delle vite in ogni parte del mondo.

Ma il protagonista di questa vicenda umana sceglie, ancora una volta, Catania e la Sicilia per vivere e operare, fiero dei due figli, Dario e Davide, per i quali i suoi occhi sorridono. E pensa spesso a loro che hanno scelto, entrambi, di seguire le orme del padre. “Io vivo per i miei figli” sottolinea.

“Dopo anni che lavoro all’ospedale Garibaldi di Catania mi rendo conto di aver salvato tante persone – afferma soddisfatto Aziz – Oggi come ieri posso vantare di non aver mai ricevuto raccomandazioni nel corso della mia vita professionale”.

“Questo esercizio, della raccomandazione, - prosegue il neurochirurgo – giustamente esiste in tutto il mondo ma in Italia trova un’applicazione spietata. Qui ci si dimentica, spesso, del merito”.

“Il nepotismo – rimarca ancora - la raccomandazione come prevaricazione, rappresentano un grande danno con ampia, negativa ricaduta su tutta la società civile italiana”.

“Un limite? Non è possibile vivere in Iran e in Italia contemporaneamente. E la nostalgia, che spesso mi prende, è la cosa peggiore che possa capitare a chi, pure a casa, si sente straniero…lontano da casa. Amo l’Italia ma mi piacerebbe andare un’ultima volta in Iran per una lunga residenza e con l’intenzione di finire la”.


di Marco Spampinato (© 2019 Sotto il Vulcano/Riproduzione Vietata)



Il neurochirurgo persiano Aziz, in forza all'Ospedale Garibaldi di Catania (Foto Dario Azzaro/Sotto il Vulcano 2019)

Aziz per Sotto il Vulcano (Foto Dario Azzaro/Sotto il Vulcano 2019)


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