Sotto Il Vulcano


Taormina, Giardini, l'Isola Bella viaggio tra gentilezza, passione, sapori e ospitalità

Una volta era il "gallismo" siciliano, una sorta di rimando ai tombeur des femmes fatto proprio da Brancati. Ora e sempre è fascino, qualità, tradizione

Venerdì 24/05/2019



Taormina (Messina) - Da catanese, per anni, tendevo a confondermi, volutamente, perché ritenevo Taormina il centro, il fulcro della vita mondana e turistica dell'Isola quale appartenenza geografica, sociale, culturale e tradizionale alla Città di Agata e del Liotru.
Ovviamente non è così, pochi chilometri separano, con un confine invisibile, i territori della provincia di Messina e della provincia di Catania che termina a Nord-Est e in fronte al mare col Comune di Calatabiano successivo a Fiumefreddo di Sicilia.

A Taormina si andava, sempre, il fine settimana. E più "poveri" erano coloro che non conoscevano la dolcezza, e l'emozione, di prendere un bagno a Letojanni.

Giardini Naxos, colonia ellenistica, e la mitica Taormina, la Tauromenion descritta da Vito Amico, assieme ad altre frazioni e comuni limitrofi, tratteggiano ancora oggi un territorio evocativo sviluppatosi tra colline, montagnole e mare, che è facile da immaginare quale meta ambita del Grand Tour di viaggiatori influenti, incantati, quindi famosi già dal XVIII secolo.

Certo il commendator Guarnaschelli scomparve non potendo vedere realizzato il suo sogno di riportare il Casinò in Sicilia, magari in quella Villa Mon Répos a cui era tanto legato, affezionato.

Ma il Festival Cinematografico di Taormina ha sempre, dalla metà del '900, contribuito a rinverdire i fasti di questo luogo d'incanto portandolo agli onori della cronaca mondiale al pari di altre località rinomate quali sono state e sono Acapulco, Hollywood, Portofino o Capri. Violente passioni e romantici amori, innocenti evasioni e red carpet, tradizione a tavola e fascino dei costumi, del territorio.

Tutto questo, e tanto altro, arrivando a anni lontani e, assieme, recenti, quando si andava a ballare a "La Giara" da Manuli o ci si sedeva al Cafè Mokambo ad ammirare l'umanità passeggiare lungo il corso Umberto in anni dove, forse, soltanto Palermo e, un po' Siracusa, prima del rilancio di Ortigia, potevano vantare turisti provenienti da tutto il mondo a centinaia, in qualche raro caso a migliaia.

Oggi i numeri sono cambiati, cresciuti. E non c'è più il fenomeno del "gallismo" di brancatiana memoria. È raro, difatti, poter scorgere, notare, o sottolineare l'attesa del siciliano, tendenzialmente conquistatore di straniere, alla fermata della stazione ferroviaria Liberty di Taormina-Giardini Naxos. Non usa più; segno di un approccio misto tra machismo, rozza galanteria, divertente inventiva nello sciorinare - motu propriu - lingue che sarebbero rimaste sconosciute nonostante la probabile avventura amorosa fosse lì dietro l'angolo quale agognata opportunità.

E non pensavo di poter tornare a essere turista nella mia città, scopritore di gusti e sapori tra Catania e Aci Trezza, Letojanni e Piedimonte Etneo...all'arrembaggio, turistico e galante, della città di Taormina con una ospite "straniera", del Nord Italia.

Per vivere questa emozione, nel corso di un fine settimana memorabile, avrei dovuto attendere l'inventiva e l'entusiasmo del mio amico Orazio Le Mura, imprenditore ittico da me simpaticamente riconosciuto quale "Re del Pesce" e la sua voglia di ben figurare, da perfetto padrone di casa, nell'accogliere e ospitare la bella, simpatica e biona Paola Bonacina da Lecco.


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L'editore, la Bonacina e il Re del Pesce da Aci Trezza alla volta di Taormina (Foto Sotto il Vulcano 2018)

Paola Bonacina per Le Mura con, sullo sfondo, l'Isola Bella (Foto Sotto il Vulcano 2018)

L'Isola Bella di Taormina da una delle spiagge più suggestive (Foto Marco Spampinato/Sotto il Vulcano 2018)

Shalai a Linguaglossa, molto più che un Hotel Boutique con ristorante di charme (Foto Marco Spampinato/Sotto il Vulcano 2018)


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