Sotto Il Vulcano


Necessità del merito e qualità della meritocrazia: cambiare è possibile

Dal potenziale punto di non ritorno al necessario slancio per stravolgere l'andamento che ha affossato una nazione, fatto emigrare tanta gente di qualità e, anche indirettamente, rallentato la crescita di un intero Continente

Lunedì 20/05/2019


ROMA - Parlare di merito oggi è come indossare un abito da sera in pieno giorno: ti fa sentire fuori posto, fuori moda, fuori dal tempo. Siamo così abituati a una società basata su disvalori e logiche non meritocratiche, da aver accettato che questa sia la regola e non l’eccezione.

Studiare, approfondire, specializzarsi e lavorare sull’acquisizione di competenze sembra più un investimento per fare di se stessi materiale da esportazione che non una scelta vincente in Italia: scuole e università formano eserciti di disoccupati, sotto-occupati o emigranti “di successo”.

I laureati con la valigia, non più di cartone, scelgono l’estero per vedere riconosciuti i loro meriti, per garantirsi salari dignitosi e prospettive di crescita. In Italia poco o nulla porta a meccanismi virtuosi di selezione della classe dirigente, con concorsi pubblici riservati ai soliti noti, carriere universitarie incanalate dalle vecchie intramontabili baronìe e una sostanziale rassegnazione dei giovani, che anziché in ribellione allo status quo si traduce spesso in un malinteso desiderio di "appiattimento verso il basso".

Come spiegare altrimenti l’errata interpretazione, resa virale dai social, dello slogan "uno vale uno", che promuove (nei fatti) una società nella quale chiunque possa fare tutto, a prescindere dalle proprie competenze e capacità? Una uguaglianza nel punto di arrivo, anziché nel punto di partenza, che non è altro che il rovescio della medaglia della totale assenza di meritocrazia.

Ci siamo fermati a riflettere su questa contingenza, resa ancora più grave dalla incapacità di riappropriarsi del valore del tempo, oggi sopraffatto dalla velocità mutuata dalle reti virtuali di comunicazione digitale; ci siamo fermati proprio per riprendere in mano il nostro destino e rimettere, ciascuno con le proprie forze, i tasselli del puzzle al proprio posto.

Abbiamo visto nel merito e nel valore del tempo le chiavi di volta per modificare i rapporti di forza in questa società sbilanciata e tarata verso il basso, anche se possano apparire come parole d’ordine desuete: quando passerà la tempesta e la furia iconoclasta determinate dal fallimento di una classe politica incapace di rappresentare realmente le istanze della gente, con la conseguenza spesso di soluzioni peggiori del male, il merito tornerà di moda, ci si renderà conto che il grande patrimonio di competenze, la qualità dei nostri uomini e donne, la loro determinazione nella vita, potranno diventare le fondamenta di una società nuova. Riappropriandosi del tempo, come dicevamo: per pensare, per stare bene con se stessi (e di conseguenza con gli altri), per dare il giusto valore alle cose.

È per questo che abbiamo scelto di far nascere MeriterO’ insieme a un gruppo di amici, professionisti, imprenditori, giovani ricercatori e lavoratori, accomunati dal desiderio di non arrendesi e di coniugare i verbi al futuro, di innovare, di mettere a disposizione degli altri una parte preziosa del proprio tempo. Vogliamo farlo attraverso studi, convegni, proposte concrete da sottoporre alla "Politica", quella con la maiuscola, quella che interpreti al meglio l’utilizzo di mezzi e azioni rivolte al bene comune.

Una Associazione di idee, buone prassi, storytelling "positivo", che possa essere da stimolo per i decisori politici e collezioni esempi di come quello che il sociologo Michael Young definiva "Quoziente Intellettivo Più Sforzo" possa essere arricchito dalle esperienze personali e diventare strumento altruistico per immaginare il cambiamento secondo una nuova lente, non deformante.

Quando iniziare? Subito, perché non c’è più molto tempo se si vuole lasciare alle generazioni future il seme della speranza: poi potranno anche passare anni, ma certamente potremo dire di aver fatto, ciascuno per le proprie possibilità, la nostra parte.

di Fabio Pagliara
© Sotto il Vulcano 2019/Riproduzione vietata.

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Talking about merit today is like wearing an evening dress in broad daylight: it makes you feel out of place, out of fashion, out of time. We are so used to a society based on negative values ​​and non-meritocratic logics and we have accepted that this is the rule and not the exception.

Studying, deepening, specialising and working on the acquisition of skills seems more like an investment to make on ourselves in order to be successful abroad rather than a winning choice in Italy: schools and universities form armies of unemployed, under-employed or "successful" emigrants.

Graduates with suitcases, no longer of cardboard, choose abroad to see their merits recognized in order to guarantee themselves decent wages and career development prospects. In Italy, little or nothing leads to virtuous mechanisms of selection of the ruling class, with public competitions reserved for the usual ‘chosen’ ones. University careers are channeled by the old timeless baronies, and a substantial resignation of young people, which instead of rebelling against the status quo, often results in a misunderstood desire for "flattening down".

How else to explain the misinterpretation, made viral by social media, of the slogan "one is worth one", which promotes (in facts) a society in which anyone can do everything, regardless of their skills and capabilities? An equality in the point of arrival, rather than in the starting point, which is nothing but the flip side of the total absence of meritocracy.

We stopped to reflect on this matter, made even more serious by the inability to regain the value of time, as this is overwhelmed by the speed borrowed from virtual digital communication networks. We stopped just to take our destiny back into our own hands and put the pieces of the puzzle back in place with our own strength.

We have identified merit and the value of time as the keystones for modifying the balance of forces in this unbalanced and calibrated downward society. Even if they may appear as obsolete slogans: when the storm and iconoclastic fury determined by the failure of a political class incapable of really representing people's demands, with often solutions worse than evil as a consequence, will leave us, merit will come back into fashion. We will realise that the great wealth of skills, the quality of our men and women, the their determination in life can become the foundations of a new society. Taking back time, as we said: to think, to feel good about ourselves (and consequently with others), to give the right value to things.
This is why we have chosen to give birth to Meriterò together with a group of friends, professionals, entrepreneurs, young researchers and workers, united by the desire to not surrender and to look forward to the future, to innovate, to make available to the others a precious part of one's time. We want to do it through studies, conferences, concrete proposals to submit to our country’s "Politics", the one with a capital letter, the one that best interprets the use of means and actions aimed at the common good.

An association of ideas, good practices, "positive" storytelling, which can be a stimulus for political decision makers in the hope to set examples such as the one by sociologist Michael Young defined as "IQ+Effort = Merit" can be enriched by personal experiences and become an altruistic tool to imagine change according to a non-distorting new lens.

When to start? Immediately, because there is not much time left if we want to leave the seed of hope to future generations. Then, it might take years, but we will certainly be able to say that we have done our part.

by Fabio Pagliara
© Sotto il Vulcano 2019/Riproduzione vietata.



Il logo di MeriterO' (Copyright della Società - 2019)

Fabio Pagliara (foto dell'autore. 2019)


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