Sotto Il Vulcano


Catania, città sozza e in mano ai criminali. Ristoratori e cittadini in allarme

Le cronache del centro storico del capoluogo sotto il vulcano ci parlano di una città invivibile, irredimibile, con cittadini menefreghisti e troppa delinquenza e teppaglia impunita

Venerdì 19/04/2019


CATANIA - Altro che “movida”, una volta, forse, 10, 15 anni fa. Oggi “cretinetti” e spacciatori, urinatori seriali e donne e uomini da marciapiede, delinquenti e affiliati, vandali e immigrati irregolari, destrutturati dei centri sociali: tutta gente fastidiosa e, non solo potenzialmente, pericolosa.

Non è che il valore degli immobili, a picco negli ultimi anni a Catania e nel suo centro storico dal cuore barocco, sia l’unica conseguenza di tanta scelleratezza che è fatta anche da un controllo del territorio larvato, assente o potenzialmente inutile anche quando operato con costrutto: è che la deriva raggiunta ai giorni nostri è il punto più basso mai raggiunto in quarant’anni a questa parte. Solo che, ai giorni nostri, il morto ammazzato non ci scappa quasi più, ma non sia conforto questo dato.

Un ragazzo polacco accoltellato in piazza Vincenzo Bellini, impropriamente conosciuta come piazza Teatro (Massimo), lo stupro di una ragazza americana da parte di tre catanesi più uno (l’amico imbelle che non risponde alla richiesta di soccorso neppure avvisando le Forze dell’Ordine di quanto stava accadendo) rappresenta lo “spaccato” di questa nostra “società catanese.

Non pochi sono i resistenti. I residenti, per bene, che non ci stanno, gli imprenditori che si uniscono per dire basta a questo sconcio e momento di pericolo e disperazione.

Altro che meta turistica! Sì, ci sta che siamo un sito “unico al mondo” come definito dai manager di AirB&B ma, intanto, il servizio di car shering auto abbandona il capoluogo etneo non tanto per lo scarso utilizzo del servizio ma per i troppi furti e atti vandalici.

C’è incertezza della pena e certezza di impunità.

Dalle fastidiose e aberranti “squadre” di piccoli, e cinici, malviventi a ulteriormente disperati uomini, e donne, che vagano per la città senza ormai neppure le residue speranze di redenzione, questo è quello che ci rappresenta assieme a ottima musica jazz, a eventi culturali di rilievo, a imprenditori che si danno da fare per riprendere immobili e renderli alberghi, B&B, ristoranti.

E c’è anche il “pizzo” che, ormai, quasi è un reato, l’estorsione, che non si riscontra più in giro: certo, perché i locali che si aprono, talvolta solo con l’apparenza di avere tutte le carte in regola, sono tanti, troppi, apparentemente non controllabili. E, a parte che non sai cosa mangi, vai dritto-dritto in una lavanderia di danaro sporco gestita da gente per nulla perbene.

Catania è una Chicago degli anni ’30 al disastro. Così ce l’hanno lasciata le precedenti amministrazioni e così continua a essere oggi. E la maleducazione e l’inciviltà del catanese crescono, ingrossandosi da una tradizione di negatività già tanto robusta.

Chissenefrega, tanto i “salottieri” mentecatti continueranno con le loro politiche di aberrazione e stupidità a restare in superficie capendo poco o nulla del degrado sociale che unisce melma autoctona e porcheria d’importazione. Sì, perché poi sono i “colletti bianchi” il dramma forse più profondo di questa Catania e della non onorabile e onorata “sicilianità”.

Noi così ricchi di Bellezza e Storia costretti a languire e prostrati a continuare nonostante fierezza e compostezza del nostro carattere.

Perché?

Ma perché la nostra politica e la nostra classe dirigente è imbelle e prostituta.

Tanto, per troppi, poi basta sposarsi la bella donna dell’Est in seconde o terze nozze e imbucare i figli al “Ventorino” o al “Collegio Svizzero” o mandarli a studiare all’estero ed è tutto risolto.

Ma sotto piazza Europa, laddove, come altrove, mancano da sempre i depuratori la merda sale a galla soprattutto durante la stagione estiva: “Sicilia Bedda!”.

C’è “mafiosità” che andrebbe estirpata con l’applicazione, certa, di pene esemplari e, invece…

No, non penso proprio che basti, o sia utile, l’invio dell’Esercito come vaticinato dalla Procura della Repubblica di Catania.

E per fare cosa, poi? Per circondare Librino o Picanello? Forse ai tempi del prefetto Cesare Mori, il “Prefetto di Ferro” poi trasferito a Roma per una promozione che, manco a dirlo, servì a non farlo avvicinare a quelle sfere, corrotte e colluse, che stavano più in alto e che, proprio nella gestione del potere, a Roma arrivavano. Anche durante il ventennio dell’Italia fascista.

L’Esercito colpevolizzerebbe i reietti, i carusi di periferia, le belve affamate dalla disonorata società e non servirebbe a molto. E ci scapperebbe il morto, anche in considerazione del fatto che – in avamposti così pericolosi – ci andrebbero, probabilmente, dei giovani inesperti.

È l’educazione, il rispetto delle regole, la regolarità del controllo del territorio, l’imposizione della legalità che andrebbero, normalmente, applicate, fino a quando tutti riuscissero a comprendere che nella legalità si sta meglio e fioccano le opportunità.

La “raccomandazione” alla siciliana, e non all’inglese, ha creato indotti schifosi, eliminando l’ombra del merito e non puntando, mai, sulla riqualificazione sociale, sulla progettualità.

E da Confcommercio Catania se ne sono accorti, da tempo, perlomeno per necessità di sopravvivenza oltre che per pratica e applicata onestà intellettuale.

Ristoratori, gestori di locali serali, titolari di B&B, commercianti e residenti del centro storico di Catania si sono dati appuntamento nella storica Piazza Ogninella per la conferenza stampa organizzata da FIPE Confcommercio, convinti che un coro di voci, che si fanno educata protesta, possa essere più forte delle singole richieste di aiuto.

Perché di questo si tratta. Gli operatori commerciali e dei settori della ristorazione e del turismo ma anche chi vive nel cuore del barocco, tra le viuzze e i palazzi nobiliari del centro storico di Catania, si appellano ancora una volta all’amministrazione comunale, sindaco e assessori di competenza, perché concentrino la loro attenzione su un gioiello architettonico che con le sue attività imprenditoriali rappresenta il biglietto da visita per i turisti e un volano per lo sviluppo dell’economia della città.

Ma eravamo poco più di dieci! E un signore distinto, in Mercedes, scusandosi, si stava portando due di noi – sedie incluse – giusto per inforcare il controsenso che avrebbe impunemente percorso col sorriso sulle labbra.

Altro che Napoli di Bellavista. Catania di Malavita!

“Ci sentiamo abbandonati da tutti e su tutti i fronti – ha affermato Dario Pistorio, presidente regionale e provinciale Fipe Confcommercio – Al centro storico manca il controllo da parte degli organi competenti per mettere ordine tra le imprese commerciali e per dare decoro agli spazi comuni, e da parte delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza del territorio. Siamo tutti chiamati, imprenditori e istituzioni, a riqualificare la nostra città, partendo dalla lotta a ogni forma di abusivismo, ridisegnando il sistema viario, progettando arredi urbani all’insegna dell’eco-sostenibilità. Il mondo sta cambiando e le esigenze sono diventate necessità e tali necessità sono obblighi per chi ci amministra”.

Il grido di aiuto degli imprenditori e dei residenti del centro storico diventa una richiesta di presa di coscienza da parte dell’amministrazione: tutelare un patrimonio architettonico e imprenditoriale, rilanciare i consumi, preparare la città del futuro.
“Fare sistema – sostiene Giovanni Trimboli, presidente FIPE Ristoranti – siamo tutti dentro e ognuno deve fare la sua parte. Se di giorno il centro storico è tranquillo, pur preso d’assalto dalle macchine, la sera si trasforma in qualcosa d’incontrollabile, in tutto ciò che di illegale si permette di fare al centro storico. E tutto ciò grazie alla distrazione di un’amministrazione comunale che in un primo momento aveva promesso interventi e progetti che ad oggi non ha fatto, anche perché tra gli assessorati non c’è comunicazione e qui sono coinvolti tutti i settori, dalla pulizia e gestione del territorio, al commercio e servizi, dalla viabilità alla sicurezza. Il nostro obiettivo è riportare le famiglie al centro storico, puntare sulla qualità dei servizi, vogliamo ordine, i presìdi, i posti di blocco con il carro attrezzi, i cani cinofili. Siamo stanchi di chi fa business con la droga, di chi scorazza con i motorini, di chi sconosce l’educazione civica, disturba e fa scappare via l’utenza, la gente che vuole trascorrere serate serene nel nostro centro storico. Bello, come riconosciuto dall’Unesco ma a quanto pare non dalla nostra amministrazione, che pare averlo completamente dimenticato”.

La Città si svegli! E tutte le componenti collaborino a combattere questo allucinante stato di cose.

Caro Procuratore, non serve l’Esercito, ma tra poco potrebbero servire i vigilanti con mantelli e grande allenamento o super poteri! Perché la “munnizza” non è soltanto periferica ma ammorba il centro storico, il corso Italia, la città intera, come è sempre stato. Perché signori professionisti, anche avvocati, sono adusi svuotare il posacenere di cicche e schifezze varie nella pubblica via o accelerare in prossimità delle strisce pedonali pur vedendole impegnate da passanti che, ogni tanto, travolgono, arrotano, uccidono.

Ci sono centinaia di ciclisti imbecilli senza casco e provenienti, a tutta velocità, da sensi di marcia vietati o riservati ai mezzi pubblici, che passano col rosso e ogni tanto impattano con auto e muri, e persone e animali. Poi gli automobilisti… C’hanno il telefonino in una mano e la sigaretta nell’altra, spesso sono anche signore della consunta “Catania Bene” e si scuseranno tra una lacrimuccia e un “Giuro di non averlo fatto apposta”! Sono gli stessi genitori e nonni che, scampato il pericolo, arrivano a minacciare – pure di conseguenze fisiche – i maestri o i professori dei propri figli e nipoti che vorranno vedere crescere nell’assenza di rispetto, di spina dorsale, di legalità ma nella soave impunità.

Questa è una giungla e l’asfalto, che nasconde altre porcherie ben peggiori e documentate anche quelle, c’entra poco.


di Marco Spampinato

© 2019 Marco Spampinato/Sotto il Vulcano (Riproduzione vietata)



Pochi cittadini e ristoratori del centro storico catanese uniti contro la brutalità del capoluogo (foto US Confcommercio CT 2019)


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