Sotto Il Vulcano


Se la famiglia è sbagliata i frutti saranno marci

Catania è una città sotto choc e in reattiva polemica: dopo uno stupro di gruppo denunciato, tre arrestati, una vittima americana giovane come i suoi aguzzini. Sgomento, dolore e rabbia in attesa di conferme

Giovedì 28/03/2019



CATANIA - Questa città è letteralmente spaccata in due, motivo per il quale, la amo e la odio.

Una parte cosiddetta "buona", fatta di persone perbene, cioè di persone che vogliono il "bene", che rispettano le regole, che hanno l’idea esatta e completa di cosa sia il senso civico e che poi, diciamolo pure, sono quelle che si battono per diritti e principi che non possono più essere nel 2019 ignorati.

Sono, per fare un esempio, quelle che denunciano, quelle che sono stanche di vedere gente e cose brutte, sono quelle che si battono per una Catania più green, più sostenibile, dove tutto e tutti sono in "regola"
(che parolone), che si arrabbiano quando la gente parcheggia davanti le scivole per disabili, che litigano con i parcheggiatori abusivi, che non tollerano certi tipi di locali, tipo quelli che vendono alcool a chiunque e gli short ad un euro, sono quelle sgomente di fronte alla notizia di una ragazza di 19 anni violentata da tre bestie, perchè sinceramente non trovo altre parole.

Lo confesso, sono andata a vedere i loro profili social.

Tre inutili esseri, tre capre che magari quel sabato sera si atteggiavano ad essere il "Fabrizio Corona"
Di turno e dei poveri.

Perché tra i poveri quelli "veri” e quelli poveri dentro, senza dubbio meglio i primi.

Poveretti, vanesi, inutili, come tanti ahimè, e che usano i social per apparire fighi, maschi, dominatori.

Gentaglia ignorante, inutile, di basso livello, ma con quella presunzione "caprina" ( concedetemi il termine) che fa proprio parte di quel pezzo di città che odio e che tante volte mi fa dire : "ma io qua che cazzo ci faccio!?".

Tanti anni fa, correndo al lungomare, un tizio mi seguì, e non penso nella mia vita di aver corso così forte, era evidente quello che avrebbe voluto... il cuore mi batteva all’impazzata, entrai in quella che ai tempi si chiamava Ristorante Pizzeria "La scogliera", fine della storia, fortunatamente.

Erano le 19 di un mercoledì di febbraio e da quel giorno, non ho mai più corso di sera, ma soprattutto mi sono imposta di sfidare la paura.

Ho iniziato a fare boxe nella palestra dello stadio, un posto non proprio per femminucce, sangue nel tetto ed odori non gradevolissimi, ho messo così tanto impegno, misto a rabbia, che in poco tempo sono diventata la "cocca" del maestro, ho imparato a controllarmi, a concetrarmi e mi sono fatta un bagaglio per un eventuale autodifesa.

Fortunatamente, non è mai più successo nulla.

Da mamma, da donna, da figlia, da moglie, non posso assolutamente pensare, accettare, a quello che è successo a questa povera ragazza.

Allora penso, che dovremmo fare in modo di seguire meglio i nostri figli, sapere che fanno, con chi escono, cosa pensano e come pensano.

Educazione, rispetto, rigore, regole, e sani principi, ma haimè non è sempre così.
Perchè l’esempio viene dalla famiglia prima di tutto, e se la famiglia è sbagliata, i "frutti" saranno marci.

Questo è il problema, anzi è uno dei problemi.
A rimetterci una ragazza che poteva essere vostra sorella, cugina, figlia.


di Sarah Spampinato
(c) Marco Spampinato/SottoilVulcano 2019 (Riproduzione vietata)



I tre fermati di Catania per lo stupro di gruppo: Roberto Mirabella, Agatino Spampinato, Salvatore Castrogiovanni (fonte Facebook)


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