Sotto Il Vulcano


Segui il ritmo, scegli lo strumento, inizia a suonare

"L'Opinione" del prossimo Sotto il Vulcano n.102 la anticipiamo sul nostro sito di riferimento prima che sia tardi. E la condividiamo con Gerry Mulligan e pochi altri per l'ispirazione

Mercoledì 27/03/2019



CATANIA - "PAPA'...CHI SIAMO NOI?"
- "SIAMO SEMI DEI. SOLO CHE, OGNI TANTO, CI FANNO MALE I PIEDI.".

Quanta meravigliosa musica c'è ancora da ascoltare...
Va bene, bisogna ammetterlo, ci sono amori, legami super umani così persistenti che non si possono negare o, peggio, abbandonare. È il caso dell'amore per la Terra (o per il Creato), per la musica (con le arti e i mestieri) e per la letteratura (che è composta di differenti generi di poesia).

Questi amori, queste smodate passioni, bisogna nutrirli, curarli, confortarli, scatenarli, sostenerli; farli crescere accompagnandoli invecchiando con loro. Infine bisogna condividerli e lasciarli liberi di volare altrove, questi amori, acquisendo, se possibile insieme a loro, la profonda coscienza che sfocia nei sorrisi aperti e il sapere aspettare della saggezza interiore, quella che esiste anche al di fuori dell'esperienza fatta nel cammino.

Funzionerà, ma solo abbandonando ogni forma di melanconia.

Dobbiamo delle risposte. Necessitiamo di compiere delle azioni. Abbiamo il dovere di lasciare dei limpidi esempi. E il diritto di conoscere (quasi) ogni vizio per esercitare il rigore della virtù decidendo di non abbracciarlo.

E poi c'è il mondo da vivere o da incontrare ancora una volta; così come l'appuntamento su quella collina dominante Montevideo che non potrà attenderci a lungo ma ci tratterrà fino alla fine.
Allora ora vogliamo: 1) Chiudere tutti i conti in pareggio perché non ci importa vincere oltremodo, stravincere o umiliare; non ha senso logico e ci dispiacerebbe, peraltro e all'opposto, avere anche un solo, restante debito reale non saldato. 2) Una radio con un programma quotidiano tutto nostro, contenente un palinsesto della maturità che serva per l'arrivederci alla prima vita e per salvarne anche soltanto un'altra ad oggi sconosciuta. 3) Poi bisognerà riprendere a suonare attivamente, studiando col fine ultimo di offrire rare ma eccellenti lezioni (anche di vita, errori e scivoloni inclusi e riproposti a terzi con la finalità del "per crescere") prendendoci le giuste confidenze con più strumenti (dopo i 50, forse, si tende all'orgia). 4) Creare, o ricreare, un'opportunità di ulteriore intensità, magari con minori rischi e peripezie quotidiane da superare.
Un, due, tre... donna, cavallo e re! Ne avanza uno: il quarto!

Deh, per questa sana e anelata estensione di libertà, bisogna che ci si dia da fare che serve accoglierla e promuoverla, anche.

Finché c'è salute o l'incoscienza della malattia e del malanno, dopotutto, c'è speranza.

Ed è colpa del cuore, ma anche del cervello, del loro incedere floreale, energico, virtuoso e forsennato, impetuoso, mordace e delicato se non cessa l'aspirazione ad amare e a crescere pur con modestia, ma con ritmo esuberante, con ammiccamento intrigante e senza mai lambire il delirio.

Dal plurale al singolare con passo doble e sottofondo di congas a sostenere ritmo e figure.

E se poi quell'anno a Recanati avessi tardato di un mese o fossi rimasto nell'attesa - dopo il saggio davanti alla commissione e l'esibizione in teatro - avrei incontrato anche Gerry Mulligan. Magari avrei pianto, più probabilmente avrei riso (allora arrossendo un po') provando a strimpellare 5 o 8 note sospese come una sotto forma di accompagnamento. Ma avevo 8 o 9 anni, non si poteva fare. Io tornai a Catania in treno con mia madre e il gruppo e lui restò per sempre in una pagina pubblicitaria di quel periodico che conservo e al quale - nonostante la tenera età - ero già abbonato. Così, oggi, recuperiamo un po' di tempo andato da qualche parte, io e Gerry. Fischiettando, apriamo le braccia allargandole come le ali di un cormorano e invitandolo con grazia, quel tempo, lo riconduciamo a noi. Nulla è perduto davvero finché c'è volontà e respiro.

Per questo, per buona parte di tutto quanto, per le involuzioni e i bronci, per i colpi di genio e l'ardimento... anche quando in aperta opposizione o in tenace e composto (o scomposto) contrasto, devo ringraziare i miei genitori, soprattutto, assieme ai rari ma sinceri e concreti "maestri di vita". Sono, sempre, dalla parte di William Shakespeare anche perché, è vero, siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. Se vogliamo.

Se sogniamo male, invece, saremmo agli inferi, tra gli interminabili incubi che dilaniano i corrotti e i consapevolmente rei. Ma gli incubi non si addicono, né possono andare a braccio, a certa musica.
E ora chiudo materializzando gli occhi, lo sguardo penetrante, quasi duro nel suo viso grinzoso eppure con un ampio sorriso colmo di musica e profumi, di sigaro e vaniglia.

Faces, Volti, Facce, come quelli ritratti nell'ultima, piacevolissima fatica, grazie a un mio progetto e ai magistrali ritratti in bianco e nero di Dario Azzaro.

Facce, milioni. Ma quello fu un momento unico, l'attimo in cui incrociai Compay Segundo, accompagnato da soli quattro dei suoi tanti figli. Procedevamo per opposte direzioni e ci incrociammo, l'uno di fronte all'altro. Mi notò anch'egli e, con sorpresa, registrai il suo immediato saluto offerto grazie al cenno del capo che provocò la percettibile variazione dell'indirizzo del suo panama.
Salutando il mio entusiasmo composto, il cappello andò a puntare verso il basso per un attimo.

Questa è la storia. Questa è la vita.

Leggere, se possibile, ascoltando "Capricious", prima traccia tratta dall'album "Jeru".

https://www.youtube.com/watch?v=BmafgLn7_IA
(questo è il link da copiare e inviare su Youtube per cambiare la prospettiva di vita per 5, 36 minuti o molto di più)


Bass – Ben Tucker
Congas – Alec Dorsey
Drums – Dave Bailey
Piano – Tommy Flanagan
Saxophone – Gerry Mulligan

Released: 1962
Recorded: June 30, 1962
Studio: Nola Penthouse Studio, NYC

Label: COLUMBIA
Producer: Gary Gladstone

Buon ascolto. E buona esistenza.



di Marco Spampinato

© 2019 Marco Spampinato/SottoilVulcano (Riproduzione Vietata)



Un giovane Gerry Mulligan in studio alla fine degli anni '50 (Fonte della rete)


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