Sotto Il Vulcano


Io & Agata

Semu tutti devoti tutti. O quasi. Riflessioni per SiV 101 anticipando le celebrazioni di sant'Agata a Catania

Domenica 27/01/2019



CATANIA - Sono un devoto atipico, lo confesso, ma non ho dubbi sulla mia fedeltà. Alla mia santa, al mio pensiero, a un sentimento vero, così come a un ideale.

Credere in sé stessi, in qualcosa, in qualcuno, è bello. Ancor più senso ha già il solo poterlo fare; esso significa, in qualche modo, che si è liberi di farlo. Che si vive una forma di armonia propendendo a innalzare la propria umanità. Ma che l'appartenenza non rasenti la perdita dell'equilibrio, non soverchi alcuno, non sfoci in fanatismo.

Una santa, come Agata, la vergine e martire di Catania, cugina della siracusana Lucia, l'acerba fanciulla che approdò anche a Malta per sfuggire alla furia e alla voglia di possesso del governatore Quinziano dovrebbe onorarci per la vicinanza territoriale, farci riflettere quale figura storica, indurre alla meditazione per le virtù della sua santità. Perché le vite dei santi ci parlano, ci vogliono dire, e restano nell'attualità. Perché spesso, quelle vite, pur non essendo "votate al martirio" - come ci viene spesso, non proprio correttamente, trasferito - quello stesso martirio lo contemplarono, lo accettarono, lo abbracciarono totalmente; per amore, solo per amore. Amore in Cristo, nel caso dei santi, nella sua parola. O per seguire i dettami di Maria, la catechesi vissuta come regola di vita, per aiutare gli umili, per dar speranza ai poveri, per difendere i più deboli, per sostenere la pace.

Mentre scrivo è "Il giorno della Memoria" e io, ad Aushwitz ci sono stato, condotto in effetti, quando già ero convinto di poterlo fare, poco tempo addietro, in età fin troppo matura. Ho respirato quel luogo, visto tutto, avuto l'adeguata permeabilità anche se, non era freddo come nella canzone di Francesco Guccini, la neve non c'era, non era caduta, di nuovo, a coprire, lieve, l'atroce, immane, misfatto. Ma quante memorie dovremmo avere? Quante stragi ricordare? E, tra i morti, non si possono anche contemplare gli innocenti, in divisa, che - magari - quella guerra non l'avrebbero voluta combattere? Che non avrebbero mai voluto alzare la mano contro il fratello per macchiarsi dell'atto più antico, immondo, irreparabile? Quanti gli eccidi di massa a mano di dittatori criminali di ogni epoca e tendenza? E per quanto tempo dovremmo chiedere "scusa" (perché c'è sempre un avo assassino per ogni discendenza) e come dovremmo pregare per un mondo migliore, per affrancare noi stessi dalla bestialità che non è delle "bestie"?

La festa della santa Patrona di Catania è la terza, tra quelle religiose, per importanza nel mondo. Agata la dolce, fiera, mai remissiva e in tutto votata alla fede in Dio è anche co patrona di Malta e il suo culto è, in assoluto, uno tra i più diffusi in tutti i Continenti. L'occasione delle celebrazioni religiose di febbraio, ma anche quella di agosto, ci aiuti nella comprensione, ci porga il dono della empatia, ci sorregga nell'attenzione, ci umanizzi.

L'imprenditore Gianni Agnelli, tra le tante frasi famose spesso tratte da interviste memorabili, solé dire, riferendosi alla moglie Marella Caracciolo di Castagneto, di esserle stato "marito devoto". L'allusione alla periodica, nota, carenza di "fedeltà" risultò e rimane palese nel prosieguo del celebre aforisma.

L'augurio che posso fare ai lettori di questo n.101 di Sotto il Vulcano - il numero della "carica" di disneyana ispirazione perlomeno - è quello di poter essere sé stessi e, laicamente scrivendo, di avere il gusto, l'emozione, il piacere, di coniugare, nella propria esperienza, la devozione alla fedeltà. Poterlo fare, congiungerli, rappresenterebbe qualcosa di perdurante, superiore a qualsiasi emozionante eccitazione, lambirebbe la gloria orientando alla glorificazione pure nella giustezza della nostra imperfezione.

E allora: Viva sant'Agata. Anche se non si è devoti, non tutti, almeno, perché non basta indossare il sacco, mettere in testa la papalina nera o caricarsi un cero da 30 chili per amare, rispettando compiutamente, la santa e la vita nostra e degli altri.

di Marco Spampinato



La copertina del nostro ultimo libro dedicato a sant'Agata e scritto da Nino Urzì (immagine Sotto il Vulcano 2019)


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