Sotto Il Vulcano


La prima alba del nuovo anno, saluto al 2019

Un sito internet, una testata giornalistica, un blog, ogni cosa può servire a inviare un messaggio in una bottiglia. Con fini virtuosi, non virtuali

Martedì 01/01/2019



CATANIA - Ieri sera, per il Cenone di san Silvestro datato anno 2018 avrei dovuto trascorrere il mio primo Capodanno di assoluto rilievo da past cinquantenne.

Così è stato, ugualmente, scrivo a posteriori. Ma non siamo noi, mai, a scrivere, la storia, quella vera.

Così un evento che mi aveva coinvolto in armonia e passione sarebbe andato a essere vissuto positivamemte, bellamente, ma non come me l'ero immaginato. Comunque significativamente. Questo accade nell'eccezionalità dell'occasione o delle opportunità, umane, che ci vengono offerte.

Nel mio caso, oltre al graditissimo invito operato da una amica che, anche - e nonostante - dopo la nostra condivisione della cena della vigilia dell'appena trascorso Natale, e ovviamente accettato con la gradevolezza e la convinzione di ritrovarmi nel cuore della sua famiglia, mi era occorsa l'opportunità di trascorrere il passaggio dal vecchio al nuovo anno con il più grande, e intenso, amore della mia esistenza: mio figlio, che è ancora, anagraficamente, un pargoletto.

In breve sono solo riuscito a incontrare quel piccolo principe a casa di sua madre, poter riconoscere in lui gran parte di quello che sono sempre stato - quando ha insistito sulla perplessità che il Capodanno potesse essere una festa significativa e sensata alla quale partecipare con slancio - e accoglierne, comunque, l'adesione a ultimare la vestizione e partecipare alla festa col suo papà come programmato.

Incassato anche il "bravo, papà", per il semplice fatto di esser riuscito a chiudere senza perder tempo ben bene la fibbia della cintura di sicurezza che lo assicurava al seggiolone da auto - quella della madre, prestata - conquistavamo l'esterno del condominio per trasferirci, a non più di dieci isolati, nel luogo dove la festa, e un lauto pranzo fatto in casa, ci attendevano.

"Tutto bene", l'assicurazione del figlio, imboccato il viale Africa. Prima, seconda, terza, musica in radio come da richiesta. Per poi accorgermi che s'era addormentato, figlioletto.

Così, arrivati a posteggiare a dieci metri da casa della mia anfitrione per la sera dell'ultimo dell'anno avevo il pacere di fare ammirare a lei, e al suo compagno, quant'è bello, beato, sereno, il sogno di un innocente, rafforzando la teoria - musicata e cantata da Tom Waits - che siamo tutti (o quasi tutti) innocenti quando dormiamo.

In 18 minuti mi accingevo a riaccompagnarlo a casa dalla sua mamma, il mio piccolo angelo, col privilegio di adagiarlo sul letto che lo stava già attendendo per consentirgli il migliore, più naturale e coccolato riposo al quale ogni bimbo dovrebbe essere garantito.

Non saprei dire o scrivere, né descrivere, meglio, ma in quei 18 minuti di viaggio, più appendice finale e inclusa la prefazione all'epilogo della storia di una sera dell'ultimo dell'anno a casa della madre del bambino, continuo a vederci qualcosa di straordinario, per quanto auspicabilmente comune e, quindi, anche ordinario.

La melodia dell'umanità, il candore degli affetti quando questi sono anche trasparenti.

E mi sono permesso il lusso di scriverlo , male, senza revisione e seria correzione, assieme agli auguri, che aggiungo a seguire, offerti a quello spazio ameno che è il mio profilo di Facebook. Pur con continuità rispetto a quanto scritto sopra.

L'immagina, di Stefania Rapisardi - che prima di domani saprò aggiungere a questo "pezzo" pur continuando a restare in imbarazzanti e limitanti ristrettezze tecnologiche -, mi ritrae come un novello Groucho Marx, quattro ore dopo gli accadimenti sopra scritti. All'apparenza sto cercando un cubano, da fumare, e una bionda, riccia, di qualsiasi nazionalità provvista.

In verità mi manca mio figlio.

Ancora più approfonditamente: nella sostanza non ne soffro l'assenza - di quell'amore - perché ce l'ho e lui ha me, sempre, completamente, senza patimenti o privazioni di sorta, ma mi manca, soltanto e romanticamente, l'umano calore dell'abbraccio.

Perché il sorriso di quel bimbo che dorme beato, mentre lo adagio nel letto della madre, lo avrò per sempre stampato nella memoria.

Il senso della vita sta anche nel definire una piccola storia, da diario personale in verità, impegnandomi in questo esercizio e abdicando al primo pranzo dell'anno tra amici. Perché è bello, soddisfacente, riempie e da gusto anche questo.

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FACEBOOK Profilo personale, 1 gennaio 2019 - A tutti gli amici, conoscenti, naviganti che per affetto, partecipazione, casualità o semplice curiosità si approcciano a questo luogo ameno - ovvero anfratto virtuale e binario - desidero augurare di poter guardare il cielo terso che, stamane, avvolge Catania nella sua prima, luminosa, mattinata dell'anno con rinvigorita speranza e reale, entusiasta, intensità.

Ricordando che, a quasi tutto, c'è rimedio prego affinché il "bello" - che è tanto da non poter mai essere vissuto per intero - possa attrarvi, coinvolgervi e, definitivamente, conquistarvi. Superate i dissidi e i dissapori, viaggiate con il corpo e con la mente.

Donatevi provando ad ascoltare chi ha davvero qualcosa da dirvi perché questo rimane, anzi, resta assieme all'imprescindibile rispetto per gli altri, per la Natura che ci accoglie e contempla, per gli animali che sono, sempre, creature fantastiche capaci di rallegrarci e rasserenare, dare spessore e volume alla nostra esistenza.

La salute, innanzitutto, assieme alla cura dello spirito e poi tutto il brio, la sensualità e la curiosità di cui siete capaci. Fate delle vostre vite attimi di meraviglia. E puntare, in questo, a essere seriali.

Provateci soprattutto dopo le rovinose cadute, serve a tanti, ed è ancora più commendevole. Siate umani e minimamente altruisti, spiazzerete il male.

Auguri di un buon anno, con tutto il cuore e il carattere che mi contraddistingue.

di Marco Spampinato



Corto Maltese personaggio a fumetti ideato e disegnato da Hugo Pratt (fonte della Rete, 2018)

Saluto al 2019 appena arrivato (Foto di Stefania Rapisardi/Sotto il Vulcano 2019)


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