Sotto Il Vulcano


Pina Giuffrida, e il ricordo di una esperienza culturale, di accoglienza, di vita

Francesco Giuffrida, musicista, scrive una lettera per commemorare la sorella che ci ha lasciati. Una donna solare e piena di energia più volte meritevole di essere citata anche da questa testata giornalistica

Lunedì 03/12/2018



CATANIA - La premessa è doverosa: il giorno in cui non sarò più di questo mondo, nella fine di questa esperienza, con questo nome e cognome e le foto, e le immagini mai stampate, e i momenti condivisi così come i ricordi confusi o disattesi, contrastati o opposti, preferirei - automaticamente - essere assente dai social a tempo indeterminato.

Tanto, dopotutto, "la vita è come il vento: passa e poi ritorna". Frase che è anche un mio marchio di fabbrica ma che, in questo caso, penso di aver mutuato da un libro, non un best-seller, di tanti anni fa.

Perché scrivo questo prima dell'accorato ricordo che Francesco Giuffrida, musicista, fa della sorella Pina appena scomparsa e ci offre per questo spazio su sottoilvulcano.net? Non ho una risposta pre confezionata.

Perché abbiamo cuore, ritengo. Perché, nonostante le asperità della vita, riusciamo - quasi sempre - a vedere il bicchiere mezzo pieno e, in questo, il riflesso della bellezza di certe esistenze. Perché ci emozioniamo, e piangiamo, quando qualcuno che abbiamo stimato, voluto bene, apprezzato, amato (o tutto questo assieme) se ne va.

E perché, seppure sia un mezzo rapido e funzionale, non riuscirò mai del tutto a essere fruitore disinvolto delle notizie ai tempi di internet. Resterò sempre più connesso sui miei inizi che avevano anche i telefoni a gettoni, la carta da lettera e la penna per vergarci sopra due righe con l'inchiostro...addirittura di quella generazione dei telegrammi alla posta o dettati per telefono agli operatori della SIP. Soprattutto i libri e le riviste di carta, che ancora ci sono, e domani, ancora, ci saranno.

Pina Giuffrida è stata la voce degli "Strummula" un gruppo musicale che ho apprezzato sin dalle sue primissime apparizioni, quando eravamo tutti giovani, quelli della mia generazione, alcuni ragazzini.

Poi è, addirittura, salita di livello impegnandosi per il dialogo, l'accoglienza, l'integrazione grazie alla associazione Multikulti gestita, amorevolmente, col marito. Ci siamo rivisti, anzi, riconosciuti proprio grazie all'attenzione e intermediazione di suo fratello Francesco e ho potuto conoscere l'impegno di questa donna, minuta ma piena di energia e del gruppo che con lei si muoveva per rendere meno difficoltoso un nuovo inizio ai tanti migranti che sono passati dall'associazione. E poi i rapporti culturali tra Italia e Turchia per un matrimonio che non è stato soltanto di vita ma che ha provato, concretamente, a avvicinare due esperienze differenti e lontane ma non contrapposte. E quel modo sapiente, tutto catanese, di dare affetto attraverso le ottime pietanze proposte a tavola.

Quindi il risentirsi periodicamente fino all'ultima telefonata di fine settembre che mi metteva al corrente dello stato delle cose, mentre, ancora, provava a dare con lucida coerenza concrete prospettive alla sua attività di accoglienza e dialogo.

Ecco, ci tenevo, così,. semplicemente.

Perché seppure sia relativo, quasi ininfluente per certi versi, il nostro tempo trascorre e quando qualcuno al quale tenevi se ne va, in quell'attimo che può avere infinite eco, non ha importanza se non hai sconfitto la paura o se sei oltre per scelta di vita e indegna fortuna, in quei momenti soffri, e ti rattristi, partecipi dal profondo a un'assenza che può essere importante anche quando, con quella persona, non avevi condiviso che poche ore, o giorni della tua vita.

E se si diventa maturi vuol di certo dire che compagni di viaggio, per le strade del mondo, cominci ad averne persi di vista parecchi.

Catania, questa nostra città, avrà ancora bisogno di una, dieci, cento, mille altre Pina Giuffrida. Persone semplici, concrete, infaticabili. Ognuno ha i suoi, vogliamoli sempre bene i nostri amici, anche "dopo".

di Marco Spampinato


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Pinuzza.

Ancora penso che sia tutto uno scherzo, che da qualche parte tu possa saltare fuori con quell’esplosione di vitalità ed ottimismo che sempre ti apparteneva.

Sei sempre stata il motore, quel meccanismo che metteva in moto le cose fino a farle andare da sole e quando a volte stentavano venivi a spingerle, a sorreggerle, qualche volta a morderle il freno per non farle schiantare.

È inutile raccontare quanta vita ci ha uniti, malgrado la differenza di età, di sesso, generazionale. I tuoi amici erano i miei anche se andavo alle medie e loro all’università. Mi hai fatto crescere, preso per i capelli, amato, aiutato.

Ci siamo divertiti, abbiamo fatto un mucchio di cose insieme. La musica, le follie, i sogni, le imprese e tu sempre lì, in prima linea, mai con le mani in mano, "traficusa" come quel padre che ci mise al mondo e a cui rimproveravamo tutti quei difetti che, crescendo, ci siamo ritrovati incastonati nel carattere di ognuno di noi.

Poi tra un gene e l’altro ci passò anche quella generosità ed altruismo, sfrenato, incosciente, che spesso esterniamo, anche se involontariamente.

Tu in questo sei stata brava, hai visto quanta gente c’era, quanti amici, quanti gruppi di amici, quante generazioni di amici, diversi per interesse, per conoscenza, per opportunità, per tutto ciò che hai seminato nel tuo percorso di vita.

Mi ha reso felice vedere quante prove d’affetto, di riconoscenza, di amore, ma anche solo la fierezza di averti avuto come amica ti sono state testimoniate. In maniera assolutamente disinteressata, sincera, spontanea. Sei riuscita a radunare gente che ti ha ostacolata, che non ti rivolgeva più la parola, che aveva tagliato ogni rapporto con la tua persona.

Ciò è dei grandi, lo sai? Questo perchè anche lo scontro, da parte tua, è sempre stato leale, sincero, duro e spesso, non lo dico perchè sono di parte, perchè avevi ragione tu e il tempo ne ha sovente dato dimostrazione.

E poi tutta quella scia di bene che ti sei portata dietro nell’aiutare gli altri, una briciola in un oceano che ha generato incontri, solidarietà, condivisione, amicizie, affetti, diventati anche se per poco ma tutte le volte, familiari, sinceri, veri. Tutti progetti di integrazione, tra giovani studenti provenienti da ogni parte d’Europa e siccome la roba facile finiva per non appassionarti più, l’integrazione tra i popoli passò anche per quella che riguarda noi e quella parte di mondo che, già in tempi non sospetti, riuscivi ad intercettare e ad orientare verso quel minimo di eventi che potessero in qualche modo riportare ad una degna normalità l’essere umano.

Certo che ne hai fatte di cose, molte rimarranno nelle esperienze e nei ricordi di tanti giovani in giro per il mondo. Mi piace pensare che se solo una parte di questi lasciasse cadere, come una semina, un po’ di ciò che gli è rimasto tra le mani questo mondo potrebbe svegliarsi un po’ meno cupo, un po’ meno sbagliato. E il merito anche se piccolo, microscopico, sarebbe il tuo. A giudicare da ciò che vedo penso che da qualche parte sia già accaduto, non si spiegherebbe questo amore che non può essere altro che disinteressato, ahimè.

Ora però smettila di nasconderti, manchi già troppo, e noi non abbiamo più voglia di giocare. Capisco che hai un sacco di cose da raccontare anche a loro ma qui sono rimaste troppe cose da fare e senza di te è ancora più dura, dai basta, dove sei...?


di Francesco Giuffrida




L'operatrice culturale catanese Pina Giuffrida (foto US 2018)


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