Sotto Il Vulcano


Voci e suoni nella natività, il prossimo 15 dicembre la Sicilian Baroque Orchestra replica

La SìBarO’ torna a suonare sotto l'Etna. Una buona occasione per descrivere l'ultimo successo, anticipare il concerto e scrivere di musica

Sabato 01/12/2018



CATANIA – La musica è un'arte eccelsa capace di promuovere umanità e socializzazione.

La migliore, a modesto parere dello scrivente.

È filosofia applicata alla quotidianità della vita, o, almeno, questo era prima di affermarsi; e questo torna ad essere in ogni, singola, esplosione emozionante sia che l'esibizione sia cameristica, rock, jazz o di altro genere.

Basti pensare che, con le note scritte su di un pentagramma, senza neppure il bisogno di distinguere quale chiave di lettura preferire, quindi a quale strumento votarsi e con quale di questi esprimersi, chiunque può comprendere che per leggere la musica non c'è alcun bisogno di traduzioni di sorta.

Basta conoscere le note, governare il tempo di esecuzione e sapere a cosa si riferiscono le abbreviazioni. Ci riesce un bambino di tre anni.

L'ascolto è cosa differente e, spesso, potremmo scrivere di un ascolto di massa, di gruppo, sottogruppi o della personale, e unica, percezione di timbrica, suoni, vibrazioni, toni e quant'altro.

La musica è l'unica forma di linguaggio universalmente riconosciuto e capace di unire, e farsi comprendere, dai tempi dei murale primitivi datati diversi milioni di anni.

Suonare, di conseguenza e per certi versi, vale ben di più che conoscere e sapere correttamente parlare e scrivere in tre o quattro idiomi differenti che, ovviamente, includano l'a lingua nglese, il cinese, l'arabo.

Il genio e l'estro che - indietro nei milioni di anni, nei millenni e nei secoli - portarono alla sperimentazione e, dopo e in un "discorso" ancora aperto, alla realizzazione dei primi strumenti - dalle pelli stirate sui gusci, alle corde sonorizzate dalla cassa armonica, fino agli ottoni, è storia anche relativamente recente ma che pur sempre affonda le radici alle origini dell'uomo.

Con la musica, verrebbe da scrivere e lo affermiamo, l'uomo sublima se stesso pur riaffermando il ritorno alle origini, sia nelle aspirazioni (di dialogo con la proprio "Io" sensibile, con gli astanti e con la "divinità") che nell'esercizio concreto della scoperta e della condivisione. Così la musica, ufficialmente, diventa terapia medica.

La premessa mi sembrava doverosa affinché i troppi che decidono di avere un approccio con un articolo che tratta di concerti, esibizioni, spettacoli, non restino in superfici e, perlomeno, provino a comprendere quanto sia importante - anzi, fondamentale - la conoscenza, l'apprezzamento e l'esercizio delle arti e anche quanto ci sia, tra sacrificio personale, studio e impegno dietro un'ora capace di deliziare l'uditorio o un disco, o cd, o traccia, da ascoltare, e apprezzare, ripetutamente nel corso della propria vita.

di Marco Spampinato

Da qui in avanti l'approfondimento di cronaca.

Ai nostri giorni la bravura degli interpreti solisti, l’impegno dei professori d’orchestra, la scelta del brani eseguiti, l’equilibrio timbrico, l’interesse e l’attenzione del pubblico sono tutti elementi essenziali per apprezzare un concerto ed erano tutti presenti per “Barocco d’Oltremanica” che si è tenuto nel Tempio Valdese di Catania, in via Naumachia, nei pressi del Castello Ursino.

Alla riuscita della serata ha certamente contribuito anche il contesto architettonico: ottima l’acustica ed eccellente l’aula, un ambiente raccolto con 200 posti a sedere, in buona parte occupati da chi ama l’universo pressoché sconfinato della musica barocca inglese, meglio se eseguito con strumenti musicali d’epoca o con copie che riproducono perfettamente la prassi esecutiva.

Sotto la direzione di James Gray, clavicembalista dalla carriera internazionale, la SìBarO’ (acronimo di Sicilian Baroque Orchestra) ha eseguito brani di compositori grandi e meno conosciuti.

La voce del mezzosoprano Shu-Mai Weng ha confermato che la musica barocca è l’affermazione di un’arte orgogliosamente europea ma senza confini geografici. Henry Purcell (1659-1695, Suite dall’Opera Abdelazer), John Weldon (1676-1736, Dry Those Eyes) e William Boyce (1711-1779, Sinfonia n. 1) sono stati i tre compositori inglesi a cui è stata dedicata la prima parte del concerto, con musica profana. Nella seconda parte sono stati eseguiti brani di musicisti barocchi nati fuori dalla “perfida Albione”: Georg Friedrich Haendel (1685-1759, Overture dell’Opera Rodrigo), Johann Sebastian Bach (1685-1750, Aria dalla suite n. 3 in re magg. detta comunemente Aria sulla quarta corda) e Nicola Porpora (1686-1768, Salve Regina).
L’ascolto ha permesso un viaggio sonoro alla ricerca dell’English Musical Heritage, cioè di quella cultura musicale che è patrimonio impareggiabile e caratteristico di Londra e dell’Inghilterra. Bravi la cantante e il maestro concertatore.

Meritevoli di menzione i componenti dell’Orchestra, per la maggior parte ancora molto giovani di età e proprio per questo meritevoli di incoraggiamento: Dario Militano, Marco Alderuccio, Clelia Lavenia e Teresa Lombardo, violini; Salvatore Randazzo, viola; Sun Ah Choi e Jascha Parisi violoncelli; Lamberto Nigro, contrabbasso.

Il concerto è stato organizzato dal Collegium Musicum Catania, nell’ambito della mini rassegna Catania Musica Antiqua Festival.

Il prossimo appuntamento è per sabato 15 dicembre, alle 20.30, alla Badia di Sant’Agata (in via Vittorio Emanuele, di fronte all’ingresso laterale della cattedrale) con “Voci e suoni nella natività”.

Direttore Angelo Litrico, soprano Annamaria Pennisi. Musiche di Vivaldi, Corelli, Haendel, Bach.

SìBarÓ Orchestra. Ricerca timbrica ed interrogativi sull’estetica e la prassi in uso tra Seicento e Settecento, hanno spinto gli interpreti di questo ensemble ad una più attenta lettura del repertorio musicale appartenente alla tradizione colta.

Nato dall’incontro di musicisti formati nei più accreditati centri di musica antica d’Europa, SìBarÓ propone su strumenti originali, o copie fedeli dell’epoca, un repertorio cha va dal tardo barocco allo stile galante. Lo spirito del barocco era un insieme di dinamismo ed avventura, opulenza e monumentalità, ed abbraccia un periodo che attraversa più di un secolo e mezzo di storia. SìBarÓ è più attento al periodo tardo e si sviluppa intorno a partiture che vedono spesso i fiati protagonisti ed in alcuni casi l’uso di strumenti, quali lo chalumeau, che in tempi recenti ha riconquistato l’attenzione degli esecutori dopo quasi due secoli di oblio.

di Redazione



James Gray, direttore d'orchestra e primo clavicembalo, il mezzosoprano Shu-May Weng e la SlBarO (Foto US 2018)


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