Sotto Il Vulcano


Dolce&Gabbana, le scuse alla Cina e quell'Italia di inconsapevoli vocianti, pezzenti, prezzolati

Nel video di scuse ufficiali di Domenico Dolce e Stefano Gabbana tutta l'impotenza di imprenditori, artisti e creativi schiacciati da una morsa criminale

Mercoledì 28/11/2018



CATANIA - Resto, ancora, esterrefatto. Perché la pezza è stata peggiore del buco, perché questo pasticcio ha rappresentato - ancora una volta con dissacrante evidenza - quanto "signori professionisti della comunicazione" senza dubbio strapagati a stipendio dalla multinazionale del lusso Dolce&Gabbana al primo, vero, concreto pericolo della loro lunga storia infarcita di soldi, successo, brillantezza e indubbie capacità abbiano miseramente toppato.

E scrive bene Rolling Stones Italia che, in quell'infausto video di cui anche noi ci occupiamo, Dolce&Gabbana, i proprietari di uno dei pochi, persistenti, brand italiani famosi e invidiati nel mondo, ecco, quei due amici, creativi e uomini d'affari apparivano miseramente piccoli, quasi inconsistenti, nel tentativo - miserabile e penoso - di chiedere scusa per qualcosa che non è neppure mai accaduto. Per un danno non voluto, per una colpa non propria, per un errore non commesso.

Sì, davvero, due prigionieri della Yakuza o due sequestrati prossimi al patibolo questi erano Stefano Gabbana e Domenico Dolce in quel video diffuso cinque giorni fa dal network cinese Weibo.

Sono stato a Shanghai e Pechino: una doppia esperienza intensa, variegata, importante. Ben conosco la vita dei cinesi a Catania, e nel mondo, della quale ben poco viene a galla a parte l'operosità proverbiale. E non credo che quella economia, e quel governo, rappresentino un modello di democrazia da esportare nel mondo. Anche perché fino a pochi anni fa il controllo delle nascite era esercitato applicando filosofie degne del miglior Mengele e in quanto al progresso, e alle modernizzazioni dei centri di molte megalopoli - e proprie periferie - non si derogava per nulla al mondo anche a rischio di abbattere centinaia di case, lasciare per strada gli sfollati, applicare le scelte imposte dai governi cittadini con la forza. Però, indubbiamente, assieme a Brasile e India la Cina è la superpotenza economica in costante ascesa e questo esige il massimo rispetto.

L'assurdo del surreale.

Dove l'increscioso "incidente diplomatico" davvero non è neppure sfiorato in una campagna, forse non particolarmente brillante, certo anche poco divertente a dispetto delle tante risatine imbarazzate della modella-attrice che, nello spot tv, è alle prese con un - enorme - cannolo "palermitano" ripieno di ricotta e che male armeggia con quelle bacchette davvero inadeguate al fine di poterne consentire l'adeguato assaggio e il conseguente, gustoso, consumo, dell'enorme - e fallico - dolce siciliano.

Insomma, una presa in giro? Forse, ma dei luoghi comuni.

E chi più di noi "Mamma, spaghetti, mafia e mandolino" non dovremmo curarcene?

Di certo non conosco le reali intenzioni alla base del progetto dei due stilisti e creativi dell'Alta moda e del lusso ma, senza neppure sfiorare tematiche di alta rilevanza sociale, posso definirmi piuttosto certo che non li avrà neppure sfiorati l'idea di fare harakiri.

Questo, però, avviene - forse perché c'è di mezzo l'Oriente con un "mercato" talmente ampio che è difficile anche solo ipotizzare tanto è ricco e dovrebbe porre l'accento su un allarme che - al contrario - non tutti, anzi, in Italia, solo una minoranza, sono disposti a considerare.

Nessuno sfottò né, tantomeno, l'ipotesi di quella grave, diffamante accusa che non corrisponde a quello che si vede nello spot, o che si leggee ascolta quando correttamente tradotto: Razzismo? Tutta una montatura, fandonie.

Ma, in Italia, un Paese singolare dove trovi sempre più che un manipolo di bravi professionisti pronti a falcidiarti e ridicolizzarti, attaccarti e stigmatizzarti in assenza di contenzioso, infangare e strappare le vesti e le carni di dosso, la vicenda monta ben oltre la sua presunta gravità.

E di un'operazione che è - o appare a quelli come me - un attacco palese a una multinazionale da miliardi di dollari annui di fatturato ecco che ti ritrovi Maria Latella (e non soltanto lei) che dallo spazio televisivo di Sky o di altre piattaforme ne dice di ogni contro i due malcapitati.

Richiamerei Fabrizio De André sui "buoni consigli e i cattivi esempi" relativamente alla categoria generalista che è "la gente".

Ora, a prescindere che io, ad ascoltare giornalisti, corsivisti, editorialisti, professionisti della comunicazione e altri attaccare a filo di scimitarra - in maniera aggressiva e pesante - per un "fatto mai accaduto" resto sospeso tra il basito e il riso amaro (arrivando a ipotizzare che tanta sicumera e tracotanza possa implodere, quindi essere esternata, per tutta una serie di situazioni precedenti, e personali, non strettamente legate al fatto di cronaca) ritorno su quanto letto, ascoltato in tv e ripreso quale, quella sì, terribile e negativa reazione del mercato cinese, per considerare semplicemente che Dolce&Gabbana, il loro staff, e il loro brand appare evidente, sono soltanto le vittime di un attacco studiato ma non bene, anche piuttosto grossolano.
Però, purtroppo, andato a buon fine.

Perché?
Perché, fondamentalmente, la gente è stupida, superficiale, male informata e ama attaccare gli altri per sfogare le proprie frustrazioni. E a me, di Dolce&Gabbana, non appartiene nulla, neppure un profumo, neppure una quotazione in borsa.

Sono state decine di hacker a infarcire video, spot e quant'altro di messaggi espliciti che con la Maison italiana e il tanto vituperato messaggio pubblicitario non avevano proprio nulla a che spartire; quindi sono partite centinaia di fake news rimbalzate in tutto il mondo.

L'apoteosi? Visto che la diffamazione è pure depenalizzata come reato (in Italia) lo sport, semplice e immediato, diviene il tiro al bersaglio sui malcapitati che vengono condannati in assoluta ignoranza di quanto realmente accaduto dai "Leoncoglioni da tastiera di tutto il mondo" (marchio di fabbrica personale. Ndr).

Et volià: volatilizzati in un attimo decine di milioni di euro di commesse. Coi cinesi infuriati per un fatto che non sussiste! Ci sarebbe da ridere, in un mondo dove si muore - quotidianamente - a migliaia per la fame e per guerre assurde ma, anche questo, è un accadimento serio, nel suo piccolo, e degno d'ogni rilevanza.

Se l'orologio della Storia tornasse indietro di un bel po' si comprende bene come Adolf Hitler potrebbe, oggi, attaccare la Polonia senza neppure produrre una finta aggressione avversaria alla frontiera. Che poi è quello che avviene sotto gli occhi di tutti ai nostri giorni in disprezzo della vita umana.

"Difficile capire cosa capiterà adesso - scrive Simone Marchetti su D di Repubblica - nel giro di sole 24 ore dopo l'annullamento dello show a Shanghai, i maggiori siti di ecommerce cinesi e le piattaforme internazionali di YNAP (Yoox e Netaporter) avevano tolto tutti i prodotti del marchio italiano mentre continuano a moltiplicarsi le proteste tanto sui social quanto fuori dalle boutique DG in tutto il mondo.

Le prossime settimane faranno luce sullo sviluppo di questi fatti che rischiano di essere un boomerang anche per tutto il Made in Italy, come ha ricordato Carlo Capasa, il Presidente della Camera Nazionale della Moda.

Intanto, il prossimo appuntamento di Domenico e Stefano è previsto per la tre giorni di Alta Moda programmata a Milano dal 7 al 9 dicembre: forse sarà quello il momento per capire il nuovo corso e le ulteriori iniziative messe in atto dal duo per ritornare in vetta alla parabola creativa e alla stima internazionale che si erano costruiti con impegno in questi lunghi anni di attività".

Italiani brava gente? Non credo, non tutti.

In bocca al lupo a Stefano e Domenico che non meritavano questo trattamento.

di Marco Spampinato



Un triste fermo immagine del video di scuse alla Cina da parte di Dolce&Gabbana (Weibo TV 2018)


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