Sotto Il Vulcano


L'accoglienza, la granita, l'Etna e la musica jazz

I quattro giorni di James Brandon Lewis Trio e Anthony Pirog in città per Catania Jazz, e il senso delle cose che accadono

Martedì 20/11/2018



CATANIA - Il sax tenore di James Brandon Lewis ieri sera, alla prima di quattro esibizioni consecutive previste al MA di Catania, si è saputo spiegare benissimo.

Lui, 35 anni, visto dalla mia postazione appare un po' Malcom X e un po' Eddie Murphy ma quello è solo un rimando personale, un condizionamento, un riflesso legato dalla musica che, comunque, c'è stata nella vita come nella finzione scenica.

Quel che è certo è che la musica è potenza e, assieme, armonia. Così è stata ieri.

E, in quattro, sul palco, fanno davvero la valle; tra energia pura e bellezza.

Luke Stewart e Warren "Trae" Crudrup III sono portentosi e definiscono il trio. Il primo, l'uomo di Washington, ha una linearità modulare e la capacità di virtuosismi muscolari al basso elettrico mentre il secondo, addirittura, esagera come batterista sopraffino, velocissimo, impeccabile nell'estro e nel talento.

Ci si regala qualcosa, con la musica. Si cresce meglio, si vive meglio, si va via soddisfatti.

Ma, la musica, deve essere eseguita bene, con originalità, con passione, senza nulla di artefatto o poco, meglio niente, di scontato. Pur non inventando, forse, si deve comunque essere intesi, e percepiti, quali originali nelle proprie esecuzioni anche interpretando altri compositori.

Così, sul palco, Lewis, Stewart e Crudrup si esibiscono e lo fanno assieme alla chitarra di Anthony Pirog che ci mette, da par suo, tutta la sua verve e qualità professionale e umana; scale esatonali incluse, dialogo con il tenore di Lewis e con la possente sessione ritmica in contrappunto e variazione di tempo e stili anche.

Risultato?

Il musicista, come l'attore, non è un essere umano come tanti ma è, generalmente o almeno rappresenta, quel viaggiatore entusiasta che ognuno di noi, almeno in parte, dovrebbe essere.

Come fu con John Scofield, in parte con Chick Corea o, ancora, col mitico Dizzy Gillespie risulterà inevitabile che possa nascere una naturale empatia a fine esibizione. Questo capita, ancora oggi, soprattutto attorno al mondo della musica, di genere jazz in particolare.

Quindi, il giorno dopo, per noi di Sotto il Vulcano non poteva mancare l'occasione - che manca agli altri - di condividere una granita al gusto di pistacchio e mandorla (più panna), rigorosamente con briosce d'accompagnamento, o, ancora di più, di risultare convincenti e avere in questi quattro talenti musicali statunitensi i primi quattro ospiti del lavoro in fotografica che unisce la mia idea alle indiscusse capacità ritrattistiche di Dario Azzaro. En plein! Post caffè, o cappuccino, naturalmente.

Così è la vita e, come spiegato più correttamente a Stewart, noi in sicilia siamo un po' così e il fatto che i nostri ospiti siano a proprio agio nelle nostre città, nella nostra realtà, ci conforta e ci rende sorridenti, lieti, come avessero accettato un invito a pranzo a casa nostra e tutto fosse, poi, andato per il meglio.

E ci sta che le sonorità delle sperimentazioni afro americane sciorinate sul palco possano includere rimandi, potenziali o dichiarati, a "Ayler, Ornette o Haden", come più volte scritto ma sempre specificato da James Brandon Lewis, così come ci sta pure che nella tempesta di suoni e timbriche forti e coinvolgenti vengano inclusi e inseriti ad arte anche i movimenti lenti, i dialoghi e gli intrecci musicali che strizzano l'occhio alla formazione classica coi suoi minuetti, o le pavane, ma fluidamente sussurrati dallo strumento al pubblico che tutto in jazz traduce, anche le emozioni.

"Sonny Rollins ha detto che in questo ragazzo (Lewis) - che ha la stessa età del nostro Catania Jazz - potrete tranquillamente vedere il suo erede musicale se riuscirà a mantenere intatto, e a nutrire, l'entusiasmo e il talento innato senza perdere la testa". Così Pompeo Benincasa nel presentare un concerto talmente ben riuscito da indurmi ad andare, stasera, per la seconda volta a goderne i benefici effetti.

Tra gli esemplari interpreti dello strumento inventato da Adolphe Sax mi piace ricordare Charlie Parker, John Coltrane, Sonny Rollins - appunto -, Stan Getz, Dexter Gordon, lester Young, Coleman Hawkins, Art Pepper come Cannonball Adderley e James Brandon Lewis di Buffalo, Stato di New York, senza ombra di dubbio. Ora, operativi nel mondo tra i succitati ci sono soltanto Rollins e Lewis, fate un po' voi, potrete perdere l'esibizione di stasera, o quella di domani o l'ultima di giovedì 22 novembre, siete liberi.

Domani, poi, il gruppo si trasferirà compatto sull'Etna per vedere l'effetto che fa, riceverne ispirazione e energia, essere, dopotutto, semplici viaggiatori alla scoperta di nuove realtà.

Se doveste passare dal MA, stasera, domani, giovedì, ricordate sempre che quelle sul palco sono persone felici di farci un grande regalo e che, senza coloro i quali con incrollabile entusiasmo e rara professionalità questi concerti li organizzano non ci sarebbe di che sorridere. La musica ci fa crescere sani, diamo il nostro meglio alla musica.

di Marco Spampinato





Pirog e il Trio di James Brandon Lewis al MA di Catania (foto Spampinato/Sotto il Vulcano 2018)

Da sx a dx Crudrup, Lewis, Stewart e Alberto Lo Foco e la granita (foto Spampinato/Sotto il Vulcano 2018)


< Indietro     











CONTATTI:





Confermando l'invio AUTORIZZI al trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016, noto anche come “GDPR” e successivi aggiornamenti 2018.





I contenuti presenti su questa pagina dei quali è autore il proprietario Marco Spampinato non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti perché appartenenti all'autore stesso. E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall’autore. © Marco Spampinato 1993 - 2018

Italica Service