Sotto Il Vulcano


Salvador Dalí come, in Sicilia, non si era mai ammirato

Al Museo Civico del Castello Ursino, ll capoluogo etneo ospita fino al 10 febbraio 2019, l’esposizione di pregio che promuove il viaggio nella mente dell’inarrivabile artista catalano

Domenica 18/11/2018



CATANIA – Quando andammo a Figueres con il foto giornalista Dario Azzaro ci ritrovammo a visitare il Castello che custodisce le principali opere del visionario e spettacolare Salvador Dalí accompagnati da due altri amici catanesi.

Non sembrava la meta ideale per quattro - diversissimi tra loro – viaggiatori in un’assolata mattinata di giugno. Ciò nonostante la mia fissazione di portare il gruppo a vivere questa esperienza ebbe la sua “fumata bianca” così, lasciato in albergo lo “zio” Mario Mariani, ci dirigemmo alla volta di questa nostra giornata con Dalí.

Bianco nero, negativo colore, diapositive…furono circa 500 gli scatti che impegnarono per la nostra visita, durata quasi otto ore, quel Dario che, entrato con non eccezionale interesse si ritrovò a esaltarsi opera dopo opera, stanza dopo stanza.

Non esisteva ancora, in fotografia, il "digitale" e allora finimmo con lo sviluppare tutto non passando neppure dai provini a contatto.

Quel giorno al castello i turisti, generalmente – anzi in decine di occasioni – venivano costantemente ripresi, con garbo e fermezza, dalla sorveglianza di quel museo particolare anche nella sua architettura come per le opere contenute – ma noi no, andammo avanti.

Era bastato consegnare due copie di “Sotto il Vulcano” all’ingresso? Quell’opportunità era stata solo il frutto di una serie di fortunate coincidenze? Non lo abbiamo mai compreso del tutto.

Al rientro a Catania ero ancora così talmente inebriato, quasi sconvolto, che misi a disposizione quel tanto che mi aveva entusiasmato al Presidente della Provincia Regionale di Catania che – allora – era lo stesso Nello Musumeci oggi Presidente della Regione Siciliana. Gliene parlai più volte con l'intento, forse un po' ingenuo per quanto non campato in aria, di fare da tramite tra le istituzioni locali, l’ajuntamento di Barcelona, la municipalità di Figueres, lo stesso Museo e la Fondazione legata a Dalí e altre istituzioni da poter coinvolgere.
I contatti, con le cariche e le autorità, c'erano stati ma, evidentemente, i tempi non erano ancora maturi.

Siamo in Sicilia, siamo a Catania e, da quel giugno del 1996 son passati 22 anni.

Con profitto, però, almeno questa volta.

Così, chi nel frattempo non è volato in cielo ma è rimasto a scontare quel che gli resta in questo purgatorio ha la grande opportunità di ammirare qualcosa di davvero unico nel panorama dell’arte del XX secolo.

Inaugurata ieri, sabato 17 novembre, resterà aperta al pubblico fino a domenica 10 febbraio la mostra “Io Dalí” dalla costruzione di un mito all’immortalità.

L’anno ha una sua fondamentale importanza visto che, in questo caso, ci avviamo incontro al trentennale della scomparsa del maestro catalano avvenuta il 23 gennaio 1989.

La mostra si propone di passare in rassegna - attraverso 16 dipinti, 21 opere su carta, 24 video, 86 fotografie e 29 riviste - il modo in cui il pittore è stato capace di creare il proprio personaggio rendendo opera d'arte ogni suo gesto; indagando e rivelando l’altra vita dell’artista catalano, quella meno conosciuta, fondamentale per comprendere la sua incredibile personalità.

L’evento, che vede il supporto del Ministero della Cultura di Spagna è stato voluto dal sindaco di Catania Salvo Pogliese e dall’assessore alla cultura Barbara Mirabella. La direzione generale è di Alessandro Nicosia, presidente di Creare Organizzare Realizzare a cui si deve il plauso della realizzazione e co-organizzazione che alla base vede la collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí nella persona di Montse Aguer direttrice dei Musei Dalí.

L’esposizione, che vi caldeggiamo vivamente di visitare, è curata da Laura Bartolomé e Lucia Moni per la Fundació Gala-Salvador Dalí e da Francesca Villanti, direttore scientifico di C.O.R. con la consulenza scientifica di Montse Aguer e di Rosa Maria Maurell.

“Per Dalí – spiega Francesca Villanti - l’uso dei media diventa, come l’utilizzo di una lingua, un atto performativo, che può produrre risultati altissimi, uno degli strumenti più potenti a disposizione del singolo per la messa in scena di se stesso, per la narrazione e, soprattutto, per la propaganda di sé. Dalí inizia a pensare a se stesso in termini di un brand da promuovere e controllare. Scopre che l’immagine mediale è sì comunicazione, ma soprattutto un processo creativo”.

Nell’esposizione si vedranno anche i filmati, le performance e le frequenti apparizioni, tutt’altro che improvvisate, nei mezzi di comunicazione: dalle copertine della riviste - tra cui il Time del 1936 - alla sua partecipazione in veste di ospite a un concorso televisivo americano di grande popolarità come What’s My Line? trasmesso nel 1957 dall’emittente CBS.

Dalì genio e grande comunicatore ha avuto una musa principale che fu anche donna della sua vita. Dalí sperimentatore oltre ogni barriera dell’ovvio, della sobrietà, del prevedibile fu anche sub limatore di se stesso, dei salotti che frequentò, dell’amore per la rivisitazione del tutto, per le trasposizioni iperboliche che lo videro esaltare un cristo morente sulla croce dominante il mondo e poi la liquefazione del tempo con gli orologi che, pur imperanti, squagliano via le proprie forme, e degli elefanti dalle gambe stilizzate e lunghissime che, forse, ispirano anche parte delle creazioni di Stephen Spielberg in Guerre Stellari. Dalí egotista e fantasioso, accostabile a pochi altri del suo tempo – personalmente anche a Jorge Luis Borges – per raffinatezza e visionarietà, grandezza e anticipazione dei tempi, presenza di spirito rispetto ai fatti del quotidiano e astrazione assoluta.

Solo, pochissimi, grandi sono stati uomini e, assieme, hanno interpretato il proprio personaggio senza distinguere più l’uno dall’altro.

Così è stato per Salvador Dalí che disegnò anche una celeberrima scena da incubo per un celebre film diretto dal maestro del brivido Alfred Hitchcock.
Una vita vorticosa da star hollywoodiana pur risiedendo per buona parte del suo tempo proprio in quella Spagna franchista e, poi, pur sempre monarchica dove talvolta certi voli pindarici potevano apparire molto più che temerario.

Ma lui volava già così tanto in alto che…

O lo stesso artista “siciliano a Palermo”, così come paparazzato, e documentato, anche a Taormina (come scritto dallo stesso Dario Azzaro in questi giorni su altra testata giornalistica online).

E che dire del Dalí che condivise la passione per la sua musa, degli ultimi anni? Quella altra icona di femminilità, trasgressione e mistero che risponde al nome di Amanda Lear e che egli stesso seppe tenere a battesimo. Una modella, donna, artista che poi crebbe, autonomamente, restando ancora oggi impressa nella memoria di tanti mentre, negli anni ’70 stava lì…tra Dalí e David Bowie, tra Parigi, Barcellona e Londra.

E poi Dalí che fa da regista alla sua stessa morte orchestrando, con anticipo rispetto al suo stesso trapasso, le immagini che si sarebbero potute, e dovuto, realizzare!

Salvador Dalí, fu pronto ad affrontare qualsiasi sfida, fosse quella di disegnare un oggetto di design, di creare la copertina di una rivista, di collaborare con una scenografia a una scena teatrale, di immaginare abiti per un ballo, Dalí era sempre attento anche alle novità del mondo scientifico. Tanto da confrontarsi con la ricerca della terza dimensione, anticipando quello che sarebbe stato il 3d. Nucleo centrale, attorno al quale gira l’esposizione, sono i suoi capolavori della fine degli anni Sessanta e di tutti i Settanta: opere stereoscopiche che permettono di vedere la pittura in tre dimensioni. Questi dipinti, che saranno esposti con attrezzature per consentirne di valutarne gli effetti tridimensionali, rappresentano perfettamente l’interesse di Dalí per le nuove frontiere della visione.

In mostra anche le straordinarie fotografie di Philippe Halsman che hanno come soggetto i suoi celeberrimi baffi.

“Con Dalí ci addentriamo - scrive Montse Aguer - in un universo singolare, complesso e sconvolgente, che ci affascina e inquieta, ci interroga e ci invita a sognare, nel senso più ampio del termine”.

Significativo l’intervento dell’assessore alla Cultura, Barbara Mirabella – che noi di “Sotto il Vulcano” comprendiamo bene e a fondo quando scrive: “è da evidenziare come questa mostra su Dalí si inserisca perfettamente nella cornice del Museo Civico. Mai più allestimenti invasivi e irrispettosi, ma scelte funzionali che facciano ‘dialogare’ l’esibizione che si offre al pubblico con il museo, che ha la sua storia millenaria e meravigliosa che in passato, purtroppo, è stata anche mortificata”.

Ho finito. Vado a prenotare la mia visita al Museo Civico del Castello Ursino e a incontrare i funzionali frammenti di una delle più grandi, visionarie, passioni di tutta la mia non breve vita.



di Marco Spampinato



Celebre foto che ritrae il poliedrico Salvador Dalí con una scrivania al femminile, conturbante (fonte della rete)


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