Sotto Il Vulcano


Nicola Costa torna in Sicilia per fare emergere il suo teatro vero

Il drammaturgo e regista riporta in scena Dear Ludwig a dicembre al Teatro del Canovaccio di Catania raccontando l'impegno e l'entusiasmo per l'arte in scena

Giovedì 08/11/2018


CATANIA - Nicola Costa, attore, regista, drammaturgo e direttore artistico, dal 2010, nonché docente di recitazione, dizione e analisi del testo all’Accademia d’Arte Drammatica "Giovanni Grasso", ribattezzata nel 2015 "Centro Studi Teatro e Legalità - Accademia D’Arte Drammatica", racconta a Sotto Il Vulcano la sua esperienza artistica e di vita, le sue attività che aiutano la società e gli artisti a "trovare il senso", gli obiettivi del suo "teatro vero".

Dopo aver girato l'Italia esibendosi tra l'altro a Bologna, Venezia, Torino, con diverse compagnie, conoscendo quelle che egli stesso definisce "le differenti tre Italie", Costa decide di tornare nella sua terra, la Sicilia, a cui è legato da un sentimento di "onestà etica, intellettuale e d’intenti".

Attualmente impegnato nella tournée-tributo a Pirandello con lo spettacolo "Ciaula scopre la luna", per la regia di Nino Romeo e con la ripresa del musical "I promessi sposi" in cui interpreta il Griso nei teatri Ambasciatori e Metropolitan di Catania, Nicola Costa, a dicembre 2018, riporterà in scena il suo "Dear Ludwig (Sogni, passioni, amori e frustrazioni di Ludwig Van Beethoven)", uno spettacolo scritto a seguito del ritrovamento a Bonn del diario privato appartenuto al celebre compositore tedesco.

Lo spettacolo sarà rappresentato al Teatro del Canovaccio di Catania dal 6 al 9 dicembre (un luogo delizioso che ospita 60 spettatori a strettissimo contatto col palco e gli attori che lo calcano) e racconterà “l’uomo al di là del genio, nelle sue illustri amicizie, come quella con Napoleone e Goethe, nel suo rapporto con Dio, con le donne e con la sua malattia”, in seguito a un lungo lavoro di ricerca, durato oltre due anni, sul testo ritrovato.

Il drammaturgo che nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali il Premio Letterario Europeo di Nuova Drammaturgia di Piediluco (Terni) e la Segnalazione Critica alla XIII Edizione del Premio Nazionale "Garcia Lorca" di Torino con lo spettacolo "Elghema" lontano dalla sua regione d'origine ha vissuto le esperienze formative più importanti, nonostante il "naufragio del teatro dell’ultimo ventennio".

Ma è proprio in Sicilia che ritorna, per dare vita a un teatro "vero", contributivo, intellettualmente, moralmente e civilmente utile: "Sono tornato nella mia Catania, - spiega - dopo tutta una serie di coincidenze che mi hanno fatto comprendere come potessi effettivamente rendermi utile alla mia terra".

Il suo è teatro di denuncia, che affronta temi significativi, come la crisi della comunicazione, la lotta alla mafia, l’immigrazione, il femminicidio, le contraddizioni della classe politica, le falle della giustizia italiana (come nel caso di "Tutto il resto ha poca importanza", ispirato alla vicenda giudiziaria di Enzo Tortora).

"Il mio progetto è quello di un teatro apartitico ma politico, nel senso che si riappropria della polis, dello spazio di scambio culturale e di vita dei cittadini. La mia struttura artistico-formativa, ovvero il Centro Studi Teatro e Legalità-Accademia d’Arte Drammatica, non percepisce denaro pubblico e non lo chiede. L'obiettivo è quello dell’allestimento e della diffusione di spettacoli di drammaturgia contemporanea su temi attuali e socialmente utili, nonché di formazione accademica attraverso il 'Laboratorio Teatrale Accademico di Drammatizzazione Permanente' e i progetti 'Teatro e Legalità' e 'Teatrincasa' ", afferma Nicola Costa.

Un'iniziativa difficile da realizzare nella sua città: "Vivere a Catania e argomentare di tutto questo è una vera e propria crociata, anche a causa della disattenzione da parte dei vertici istituzionali. Il nostro lavoro comporta grandi sacrifici e poca visibilità, con rarissime possibilità di riposo. Per un attore, anche affermato, fermarsi per sei mesi equivale a essere dimenticato", continua l'artista.

Tuttavia, nel corso degli anni, Nicola Costa è riuscito a guadagnarsi una grande credibilità personale e artistica, nonché la stima e la presenza assidua di un pubblico caloroso e affezionato, nonostante la conclamata difficoltà di aggregazione.

In uno dei progetti pilota di Nicola Costa, ovvero "Teatrincasa", il suo stesso pubblico ha trasformato le proprie abitazioni per accogliere gli spettacoli. Dopo aver assistito alla messa in scena, gli spettatori si confrontano in un dibattito, durante la cena. "Iniziative come questa - specifica Costa - nascono dall’esigenza di sopperire alla totale mancanza di politiche volte all’aggregazione, come i consorzi culturali che esistono da più di 30 anni in Emilia Romagna e di cui, in Sicilia, non v'è traccia".

Uno dei tasselli più interessanti dell’opera di Costa risiede, poi, nel richiamo alla memoria emotiva a tutti i livelli.

Riprendendo l’auspicio di Pasolini, egli chiede agli attori di "non recitare, di abolire qualsiasi sovrastruttura e mettere in scena solo il vero. L'attore deve ricordarsi di un proprio evento traumatico per rendere vera l'emozione del personaggio in scena", al fine di coinvolgere in maniera autentica il "sottobosco di persone emotivamente emotivabili".

"Il teatro è uno straordinario strumento: di riflessione, di lotta, di rilancio della cronaca sopita a cui è stata data poca voce e, soprattutto, di libertà. Come tutte le arti, poi, ha una funzione catartica", afferma il regista.

Nel suo Laboratorio di Drammatizzazione Permanente, che ogni anno accoglie 18 nuovi aspiranti selezionati, insegna prima di tutto ad accettare le proprie emozioni, a renderle vere, a stabilire un obiettivo personale, attraverso la ricerca di senso. Solo successivamente il singolo può mostrarsi ricettivo nei confronti delle apparenti casualità universali, riuscendo a coglierne le opportunità.

I laboratori si concludono, ogni anno, con la messa in scena di un'opera teatrale, come avvenuto quest'anno con "Cinque storie", liberamente ispirato ad alcuni dei racconti contenuti nel libro "Il lungo inverno", con cui sono state affrontate le varie fasi di elaborazione del dolore umano.


di Ivana Zimbone



Nicola Costa nell'ultima scena di Dear Ludwig al Teatro Piscator di Catania. (Foto Sebastiano Trigilio 2014)


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