Sotto Il Vulcano


(Qual)cosa succede in città, nella mia città

Giuseppe Scannella è un riconosciuto professionista già presidente dell'Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori Provincia di Catania. Il suo intervento, su FB, relativo alla polemica sulla nuovissima scala antincendio del Teatro Massimo Bellini

Domenica 21/10/2018



CATANIA - Così la cantava Vasco Rossi e noi vediamo che cose succedono; per esempio si parla dell'approdo turistico che dovrebbe ampliare l'offerta di posti barca di lusso all'interno del porto di Catania, con un progetto presentato, altri concorrenti nel frattempo emersi, e con criticità perché, parrebbe, non vengono rispettate le previsioni del Piano Regolatore Portuale.

Sempre rimanendo in ambito "marino" (o "a mare". Ndr), si era parlato, nei mesi scorsi, di un concorso internazionale per la riqualificazione del waterfront antistante gli "Archi della marina", con il corollario di osservazioni, contestazioni, riunioni a oggi finite in un nulla di fatto.

Restiamo in tema acquatico con le recenti piogge, che non possiamo più definire "anomale" visti i cambiamenti climatici, che hanno messo ancora una volta la città in ginocchio mentre, da anni, si parla del completamente del canale di gronda a monte e non si programma nemmeno una concertazione con i comuni della prima cinta pedemontana al fine di ridurre il ruscellamento a valle delle acque meteoriche.

Succede qualcosa anche riguardo alla qualità delle trasformazioni della città.

Giace in Consiglio comunale, sin dalla scorsa consiliatura, una delibera relativa alla possibilità di interventi di sostituzione in centro storico, in chiave di sicurezza sismica, pur frutto di una lunga e articolata concertazione tra l'Amministrazione e la Soprintendenza ai Beni Culturali, una risposta che la città attende da tempo

Si parla, solo si parla, di messa in sicurezza dell'abitato del capoluogo, quello a più alto rischio sismico d'Italia e se ne parla, con vari accenti e proposizioni, da decenni.

Ambiamo, amiamo, definirci "metropoli" ma rendiamo esempi di qualità architettonica imbarazzanti.

In questo campo abbiamo una lunga tradizione: il retaggio delle trasformazioni urbane di questi decenni è rappresentato da Piazza dei Vicerè, da alcune piazzette rifatte in perfetto stile barocco, al più pseudo neoclassico, dalle occasioni mancate della fontana monumentale al Tondo Gioeni e, last but not least, la nuova(?) scala di sicurezza addossata alla facciata laterale del Teatro Massimo.

Spesso si è trattato di opere inquadrate nella "manutenzione" e affidate agli Uffici comunali, dove i tecnici, anche valenti, devono lavorare con pochissimi mezzi materiali, tempi risicatissimi, budget del "vorrei ma non posso"... ma anche, altre volte, sono considerati non per le loro specifiche competenze ma come unità lavoro, che devono produrre un progetto qualunque esso sia, purché formalmente "legale".

Come stupirsi se, poi, i risultati sono quelli che vediamo e la città diventa lo zimbello mediatico di tutta Italia, isole comprese?

È leggermente diverso, solo un po', sul piano infrastrutturale, dove qualche realizzazione siamo riusciti a vedere, qualche altra speriamo sia in dirittura d'arrivo ma, ancora, per andare da Catania a Palermo, solo per citare la tratta più importante, o affrontiamo in auto la gimkana della A19 in perenne manutenzione o ci affidiamo alle ferrovie del Regno per le quali è dovuto crollare un ponte, anni fa, per portare il percorso da quattro/cinque ore alle poco meno di tre attuali.

Non mi risulta che i sindaci delle due città più importanti, negli anni passati, abbiano avviato un percorso rivendicativo comune per superare questo gap; sarà perché a Palermo si dice "arancina" e a Catania "arancino"?

Non parliamo delle altre percorrenze, anche per collegare i punti estremi del bacino metropolitano che, pomposamente si estende dallo Jonio al sud del Mediterraneo.

Paghiamo tutto questo: lo paga l'economia e il surplus turistico che c'è per ragioni geopolitiche contingenti, ma potrebbe essere strutturale e ben più consistente.

Nel frattempo si riparla di parcheggi interrati in città, ci sarà un motivo, se ne dovranno comprendere le ragioni...

Ora succede che si parlerà - di nuovo - del nuovo Piano Regolatore (che risale al 1969. Ndr).

Non è che prima, negli anni passati, non se ne sia parlato... Si è ridisegnato almeno tre o quattro volte, ogni volta con le dovute direttive, con l'impegno di insigni studiosi e professionisti, con le discussioni in Consiglio comunale poi arenatesi puntualmente.

Confidiamo che questa volta non sarà così, che il nuovo consiglio e la nuova classe dirigente sappiano prendersi le proprie responsabilità.

Vedremo cosa succede (in città).

di Giuseppe Scannella, architetto



La scala antincendio al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania


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