Sotto Il Vulcano


Poesia in piazza a Catania nel ricordo di Ignazio Buttitta

Domenica 21 ottobre al Giardino di Scidà, bene confiscato alla mafia, uno spettacolo teatrale nel ricordo del grande artista siciliano

Giovedì 18/10/2018

Domenica 21 ottobre con inizio alle ore 19 e fino alle 20.30 circa al Giardino di Scidà - bene confiscato alla mafia - di via Randazzo 27 a Catania con soli 5 euro si potrà partecipare all'incontro che mette in primo piano la poesia di Ignazio Buttitta (Bagheria, 19 settembre 1899 – 5 aprile 1997).

Buttitta, aedo-"cunta storie", uomo di cultura traduce in versi un secolo di storia sociale, politica, intellettuale della Sicilia e la sua opera portata in scena potrà senz'altro farcelo rivedere tuonante o con approccio suadente com'era quando faceva di una piazza o di una pubblica via, una vera e propria agorà.

Egli, che ha vissuto in prima linea le lotte contadine, le due guerre, l’antifascismo, la lotta contro la mafia e la classe politica post-bellica, fu uomo instancabile ed entusiasta, infervorato e impegnato nel portare il proprio "verbo" in ogni luogo, soprattutto in Sicilia, facendo della sua vita, e della sua prolifica produzione e magnifico eloquio, una esperienza itinerante.

Avendo avuto la fortuna di ascoltarlo dal vivo, in parte di conoscerlo, possiamo ben promuovere questa iniziativa culturale, "Buttitta, u poeta", ad opera di Associazione Terre Forti che vedrà impegnati Letizia Tatiana Di Mauro e Alfio Guzzetta. In caso di pioggia lo spettacolo sarà realizzato nei locali interni del Giardino di Scidà confermando, ovviamente, giorno e orario di riferimento.

Un po' di storia per conoscere meglio Ignazio Buttitta.

Maschio di una coppia di gemelli, viene dato a balia e trascorre un’infanzia travagliata, di cui rimane eco nella sua poesia. Sin da ragazzo, conseguita la licenza elementare, lavora nella salumeria del padre. Intorno ai trent’anni diviene titolare di una attiva e consistente azienda commerciale. Gode di un certo benessere, che gli permette di dedicarsi nei ritagli di tempo alla sua passione, coltivata sin da adolescente: la poesia.

Instaura fecondi rapporti con Giuseppe Pipitone Federico, Luigi Natoli, Giuseppe Nicolosi Scandurra e numerosi altri poeti e intellettuali del tempo. Nel 1923 esce la sua prima raccolta di versi dialettali: Sintimintali, e nel 1928 il poemetto Marabedda. A questo periodo risale l’amicizia con Vincenzo De Simone, allora figura prestigiosa della letteratura dialettale, che gli consente di frequentare Alessio Di Giovanni, Filippo Fichera, Antonio Negri, Giuseppe Pedalino. Dal 1927 è condirettore, insieme a Giuseppe Ganci Battaglia e Vincenzo Guarnaccia, del mensile palermitano di letteratura dialettale «La trazzera», che viene soppresso nel 1929 dal Regime.

Le sue idee politiche si formano sin dalla prima giovinezza. Ha infatti modo di frequentare a Bagheria diversi confinati politici. A segnare la sua visione del mondo contribuisce in maniera determinante anche la dura esperienza della Prima guerra mondiale, cui partecipa giovanissimo in prima linea, chiamato alle armi dopo Caporetto.

Nel 1922 è tra i fondatori del circolo di cultura «Giuseppe Turati», che pubblica il foglio settimanale «La povera gente». Il Primo Maggio del 1922, il Circolo promuove una grande manifestazione per ottenere la giornata lavorativa di otto ore. Il 15 ottobre dello stesso anno, vigilia della Marcia su Roma, Buttitta è a capo di una sommossa popolare contro l’irrigidimento del dazio comunale, che gli costa l’arresto insieme ad altri collaboratori del settimanale.

Nel 1924 in occasione delle elezioni politiche presenta la lista del Partito Socialista, ma aderisce immediatamente dopo al Partito Comunista, in cui milita fino alla fine. In quegli anni, le sue poesie compaiono nel quindicinale isolano «Il Vespro Anarchico», che sotto la guida di Paolo Schicchi conduce una veemente campagna antifascista.

Sono anni difficili, le poche poesie che compone circolano in fogli clandestini. Nel 1943 decide di trasferirsi a Codogno, in Lombardia. L’invasione della Sicilia da parte degli Alleati gli impedisce di ritornare all’Isola per salvare quel che resta della sua attività. Costretto a rimanere in Lombardia, si impegna attivamente nella lotta partigiana e viene due volte arrestato. Dopo la Liberazione, può finalmente tornare in Sicilia. Qui trova i suoi magazzini e la sua casa saccheggiati. Decide quindi di tornare in Lombardia, dove lo attendono la moglie ed i figli. Esercita l’attività di rappresentante.

Sempre in Lombardia, ha la possibilità di frequentare assiduamente Salvatore Quasimodo e Elio Vittorini. Di Quasimodo è la traduzione della raccolta Lu pani si chiama pani, edita nel 1954. Solo a metà degli anni Cinquanta, rientra definitivamente in Sicilia, stabilendosi nel suo paese natale. Affidata l’attività commerciale a terzi, può finalmente dedicarsi intensamente alla produzione poetica e portare la sua poesia fra la gente.

La poesia di Buttitta è fatta per essere recitata e cantata. Sono state numerosissime le sue recite in Sicilia e nel mondo. Nel 1956, in occasione del III Congresso Nazionale di Cultura Popolare, viene pubblicato il Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali, noto anche per l’interpretazione che ne ha dato il cantastorie Ciccio Busacca, e nel 1963 la raccolta Lu trenu di lu suli, contenente anche il poemetto La vera storia di Salvatore Giuliano. Nel 1963 comincia la sua collaborazione con la casa editrice Feltrinelli.

Per i tipi dell’editrice milanese saranno date alle stampe le raccolte La peddi nova (1963), La paglia bruciata (1968), Io faccio il poeta (1972), Il poeta in piazza (1974), Pietre nere (1983). Nel 1982 compare il volume Prime e nuovissime che raccoglie molti dei suoi primi componimenti.

Buttitta si è dedicato anche al teatro. Ha realizzato insieme a Giorgio Strelher lo spettacolo Pupi e cantastorie di Sicilia, rappresentato a Milano nel 1956. Ha scritto Portella della Ginestra e Il Patriarca (1958). Successivamente ha rielaborato la «vastasata» in tre atti di autore ignoto Lu curtigghiu di li Raunisi (1975), e composto nel 1986 Colapesce. Nel 1972 gli è stato assegnato il Premio Viareggio. Nel 1980 gli è stata conferita, presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Palermo, la Laurea honoris causa in materie letterarie.

Le poesie di Buttitta sono state tradotte in Francia, Spagna, Grecia, Romania, Cina, Russia.

Dalle note di copertina del disco di Sergio Endrigo dedicato a Ignazio Buttitta (www.sergioendrigo.it)

A Bagheria, la vigilia del giovedì grasso, Ignazio mi portò a comperare il pesce.

C’era un bel sole a mezzogiorno, faceva caldo e i negozi avevano messo la merce in vista. Capretti, capponi, quarti di bue, trippe, pesci ancora vivi e polpi che a toccarli si contraevano, grandi cespi d’insalata e già i pomodori verdi e rosa.

La gente lo salutava “buongiorno poeta”, e quando ci fotografarono insieme nella piazza davanti alla chiesa, mi sono stupidamente commosso.

Ho ricordato che qualche anno prima avevo cantato proprio in quella piazza e, mentre stavo aspettando in sacrestia, Buttitta mi era venuto incontro e mi aveva abbracciato.

Da quanti anni ci conosciamo? Quindici, sedici più o meno. La prima volta a Mondelllo. Mi regalò La Peddi Nova, e poi tante altre volte ancora. Io seguendo a malincuore il ritmo del tempo e lui immutabile come una vecchia quercia, i piedi ben piantati in terra, il cappello o la coppola in testa e i suoi versi terrestri, sanguigni.

Così mi era venuta l’idea di mettere tutto in un disco, la sua poesia e lui stesso, il poeta uomo. A casa sua, la sera (dopo aver lavorato quattro ore con il registratore, aver mangiato spaghetti con le sarde, una meravigliosa zuppa di pesce e bevuto qualche bottiglione di vino, un vino rosato fatto con l’uva di Ignazio e spremuta con le sue stesse mani), io e Colomba eravamo veramente cotti.

Ma Ignazio era fresco come un ragazzino. “Quanti anni hai, Ignazio?”
“Ventitré, i primi cinquanta non contano più”.
Una bella notte poi, senza sogni.
E il mattino, sono salito per la collina dietro la casa a vedere le galline e i galli di Ignazio, i suoi limoni, gli aranci. Mi sono seduto sull’erba fresca sbucciando mandarini. In faccia c’era Palermo nella foschia, quasi sospesa tra mare e cielo. Uccelli passavano e salutavano. Non, no è un poeta con la testa per aria, Ignazio.

[Sergio Endrigo]

di Marco Spampinato



Un intenso primo piano del poeta siciliano Ignazio Buttitta


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