Sotto Il Vulcano


Fondi europei per il Sud: crediti d'imposta anche per coloro che non contribuiscono all'occupazione e alla crescita del Paese

I nuovi crediti d'imposta per il Sud arrivano senza alcuna precisa strategia di utilizzo. Spiegazione in pillole. Le opinioni degli esperti Giuseppe Biazzo e Massimo Cartalemi

Mercoledì 17/10/2018


Cos’è il credito d’imposta?

Per credito d’imposta si intende ogni genere di credito di cui sia titolare il contribuente nei confronti dell’erario dello Stato. Può essere destinato a compensazione di debiti, per diminuire le imposte dovute o, quando ammesso, se ne può chiedere il rimborso (per esempio in sede di dichiarazione dei redditi. Ndr).

Cosa succede oggi?

Già previsti dai governi di sinistra del ’96, applicati sotto il governo Renzi nel ’16 alle aziende che decidessero di investire in settori competitivi (S3 - strategia di specializzazione intelligente), i crediti d’imposta, derivanti dai Fondi Europei, oggi potranno essere estesi anche alle imprese che preferissero non investire in settori competitivi e innovazione.

È stato raggiunto l’accordo tra la commissaria Corina Cretu e Barbara Lezzi, ministra per il Sud. La misura vale un miliardo di euro e usufruisce dei Fondi Strutturali PON Imprese e competitività, nonché fondi Fesr delle regioni del Centro-Sud.

Gli investimenti generati, con l’afflusso del cofinanziamento nazionale, secondo i dati riferiti da Il Sole 24h (http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/impresa-e-territori/2018-10-03/credito-d-imposta-il-sud-fondi-ue-tutti-investimenti-173850.shtml?uuid=AE0yYoFG9 ammonterebbero a 3,7 miliardi di euro. Tuttavia, non c’è alcun obbligo esplicito, per le imprese che decidessero di accedere al credito, di investire secondo la “strategia di specializzazione intelligente”.

L’opinione degli esperti

Una manovra che rischia di sottrarre risorse a ciò di cui il Sud Italia necessita, secondo Giuseppe Biazzo, specializzato in progettazione comunitaria della cooperazione sociale: “Sostenere il credito d’imposta è una scelta proficua, ma deve poter favorire l’occupazione, la competitività e gli investimenti delle imprese. Viceversa, si rischia di dar spazio a chi insiste su politiche gestionali inadeguate a discapito delle aziende che, invece, potrebbero contribuire alla crescita occupazionale, economica e sociale del Paese”.

Analoga la posizione di Massimo Cartalemi, commercialista esperto di finanza agevolata dai Fondi comunitari: “La scelta adottata è incentrata sulla volontà di spendere tutti i fondi destinati dalla commissione europea. Tuttavia, in questo modo non si applica alcuna strategia, se non quella di investire senza nessun criterio stabilito. Dare un’indicazione sulle modalità di accesso sarebbe stato più corretto dal punto di vista etico. I numeri ex post manovra non si conoscono ancora, ma il rischio evidente è quello di favorire chi non compie scelte funzionali che possano contribuire alla crescita del Sud Italia”.

di Ivana Zimbone



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