Sotto Il Vulcano


Attaguile e l'importanza del capitale umano per la qualità della vita e il lavoro

Invertire la tendenza assistenzialistica prima che il declino della Sicilia diventi irreversibile, uno spunto di Francesco Attaguile

Martedì 16/10/2018



CATANIA - L'avvocato catanese Francesco Attaguile, presidente ARCES, già presidente ISIDA, ha offerto sui network un'opportunità di riflessione che riteniamo interessante poter proporre ai lettori anche attraverso il nostro sito per quanto accurata fotografia di una situazione attuale più che degradata votata al depauperamento e all'involuzione. Ma con soluzioni ancora possibili.

Di seguito lo scritto di Attaguile.

Il professor Francesco Priolo, Presidente della Scuola Superiore di Catania ha indicato ieri sul quotidiano La Sicilia (ci si riferisce a domenica 14 ottobre, Ndr) la direzione per far uscire il Sud d'Italia dal vicolo cieco in cui lo stesso si sta addentrando.

Assistenzialismo, fuga di cervelli e dei capitali, desertificazione demografica e infrastrutturale - secondo i dati forniti da Svimez, Istat e altri istituti sono visibili a occhio nudo - si invertono solo, al contrario di quanto si sta facendo, valorizzando le risorse che poseidoamo: le persone, finché ce ne saranno, e un territorio felicemente ubicato non solo nel clima e nella natura, ma, ultimamente, anche nello scenario del nuovo sviluppo tutto proveniente da Sud (Cina, Caucaso, India e, fra poco, Africa).

Ciò significa investire massicciamente sulle infrastrutture, materiali e immateriali, della formazione e della qualità della vita, della mobilità e della logistica, dell'humus per imprese e servizi.

Se bruceremo decine di miliardi di euro per tarpare le ali ai nostri giovani, incentivando il parassitismo con un'elemosina (oggi, purtroppo, resa fraudolentemente necessaria. Ndr) per sopravvivere, lo sviluppo prodotto sarà sotto zero.

Se, viceversa, investissimo gli stessi miliardi proprio su di loro per indurli a crescere, a intraprendere e a competere, allora l'economia avrebbe un'impennata, come accade dove questo avviene risucchiando anche le nostre migliori risorse umane, quelle sulle quali abbiamo già investito.

Se poi rendiamo facilmente accessibili i nostri territori all'interscambio globale che ci passa davanti, con porti, ferrovie, strade ed aeroporti moderni, attrezziamo le nostre città con servizi efficienti per le famiglie e per le imprese, allora avremo scelto di progredire con il mondo che ci cresce intorno.

Se così fosse pagheremmo tutti e volentieri le tasse che, oggi, soffocano cittadini ed imprese senza alcun ritorno. Altrimenti regrediremo fino ad essere un'enclave spopolata, solo per vecchi, sempre più povera e isolata in un contesto di sviluppo.

Quanto scritto non è "terrorismo" ma, più semplicemente, la previsione di tutti gli indicatori di tendenza.

Questa tendenza si può ancora invertire, a partire dall'alta formazione, l'investimento più efficace e produttivo, la cui desertificazione è già avanzata. Non solo gli iscritti delle nostre Università diminuiscono a favore di quelle del nord Italia, ma il precedente (devastante) governo regionale ha chiuso tutte le piccole ma prestigiose Scuole di alta formazione post-universitaria: Isida, Cerisdri, Cresi, Csati, non ne esiste più nessuna!

E poiché - giustamente - ai giovani e alle famiglie preme soprattutto un rapido avviamento al lavoro, occorre ripristinarne qualcuna, insiemme al rafforzamento della bella pianta cresciuta provvidenzialmente nel deserto come la Scuola Superiore di Catania, ma collegandole organicamente alle imprese che hanno interesse ad assorbire i titolati.

Se i diplomi siciliani torneranno a far assumere subito chi li esibisce nel curriculum vitae (come accadeva non soltanto con i master dell'Isida) giovani e famiglie non avranno più motivo di spremere i risparmi per andare alla Bocconi o al Politecnico di Torino se non ancora più lontano da casa (vedi l'incremento esponenziale di italiani iscritti al Politecnico di Zurigo, in Svizzera) o per seguire da casa i corsi delle proliferanti Università telematiche.

Quanto sta già avvenendo a Napoli e Bari (IPE e altro), a Roma e altrove (Elis, Consel), con iniziative privatissime collegate alle imprese lungimiranti mediante consorzi operativi, stages formativi e altre forme che forniscono, in più, indirizzo e assistenza altamente valoriali.

Questo stiamo tornando a fare anche in Sicilia attraverso l'Arces, che non ha scopo di lucro e mira alla formazione completa della persona, insieme alle imprese più sensibili ai valori del territorio.

Ecco come si può invertire la tendenza: più istruzione mirata - anche per i migranti che, così, diverrebbero una risorsa reale) e meno elemosine improduttive e diseducative sperperate solo per estorcere facile consenso, e con gli stessi, nostri, soldi!

REDAZIONE



La Sicilia vista dal satellite durante l'eruzione dell'Etna del 2001 (Presidenza Regione Siciliana/Protezione Civile)


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