Sotto Il Vulcano


La vita che passa dal Caffè Europa di Catania

Un'umanità variegata e pendolare nel microcosmo, vivace e unico, che cadenza uno dei luoghi culto della Città sotto il vulcano

Giovedì 11/10/2018



CATANIA - "Vediamoci al Palazzo della SAI", "Appuntamento al parcheggio di Piazza Giovanni Verga", "Amuninni a pigghiari na' cosa a via Napoli e ppoi n'arritiramu a casa", "Ci vediamo ai chioschi di piazza Umberto"...che poi, toponomasticamente, è un luogo, la piazza Umberto, mai esistito e che, dei reali Savoia, a altri si ispirò prima di divenire, ultimamente, piazza Ettore Majorana, che i catanesi ancora neppure lo sanno e, boriosamente, si confondono - o "si cassarianu tutti" - visto che esiste la piazza Horacio Majorana distante un solo isolato. Meno male che in quel luogo hanno sede, storica, i chioschi (riconducibili alle famiglie Giammona e Vezzosi che li gestiscono) sennò chissà dove si sarebbero dati convegno i concittadini.

A seguire la passeggiata domenicale con la famiglia alla Villa Bellini, col gelato di Savia, o l'arancino da Spinella...con intermezzo contemporaneo degli arancini predisposti a piramide dal fu bar Conti di quella via Etnea tra gli anni '50 e '80, nei decenni, dal XX al XXI Secolo, non moltissimi luoghi hanno rappresentato l'appuntamento, idealmente fisso, di generazioni di catanesi.

Il Caffè Europa è, decisamente, uno di questi luoghi.

Io, ad esempio, che di questa città sono parte integrante dal 1967 provenendo da una stanza della Clinica Gretter che si affacciava sul golfo del porticciolo di Ognina lo considero "covo" da almeno 30 anni. Dal gelato all'aperitivo, colazione di lavoro o granita, a pranzo (più frequentemente che a cena) questo bar - che nel tempo ha aumentato le proprie volumetrie ed è diventato sempre più accogliente - non soltanto aspira a una differente dimensione della percezione umana (grazie a quel "Caffè" che lo contraddistingue anche nella ragione sociale) ma, di diritto, rappresenta uno dei luoghi culto per chi è catanese, per chi viaggia, per chi ritorna a Catania

Fondato nel 1962, da alcuni anni il ritrovo è gestito dai fratelli Cirino e Giovanni Fichera che ne sono i proprietari e che, da un punto di vista privilegiato - che è quello di chi sta alla cassa, come fa anche con stile Domenico Puglisi - ne gestiscono i flussi di avventori, clienti, frequentatori abitudinari o semplicemente affezionati e, forse non sempre consapevolmente, sono testimoni di migliaia di istanti di vita che, riproponendosi anche giornalmente, fanno parte della storia dell'umanità che in quel luogo passa pochi istanti o ore della propria giornata.

Dai gruppi di studenti e giovani che si riuniscono il sabato pomeriggio a un via vai abitudinario, ma non molle, fatto da uomini e donne che la domenica prenotano la torta o i dolci da portare quale apoteosi del pranzo in famiglia o a casa di amici, ai 4 amici che si riuniscono attorno a un tavolo il sabato mattina per parlare, da anni e con incrollabile puntualità, dei massimi sistemi e della gestione politica e amministrativa di Catania che ha una vivace vita sociale, talvolta non proprio evidente in superficie.

Negli anni sono cambiate le mode e sono stati modificati gli stili. I tatuaggi hanno preso il sopravvento sui copricapo maschili e le cravatte sono andate inevitabilmente a scemare - mai scomparse, però - abdicando a altri vezzi maschili mentre, al femminile, sia l'evidente eleganza che make up troppo marcati hanno, e continuano, a dare il senso dell'aperitivo in coppia o tra amiche.

Un calice di vino non può mancare mai alla base dell'aperitivo di un volto noto della televisione locale che è anche voce riconosciuta nella cronaca sportiva, mentre l'acqua tonica di una celeberrima marca internazionale è alla base della pausa pre pranzo del riconosciuto esperto di pubblicità e marketing. Basilarmente sono i cocktail "della casa" proposti principalmente da Franco e Patrizio a vedere il "corner" del Caffè Europa ordinatamente affollato. C'è una tradizione da rispettare e la stessa va servita con garbo e con stile.

Il barman, un po' meno la bartender per quel sistema mentale che ci vuole un po' arcaici e minimamente maschilisti, era inteso qual "confessore" ma, più prosaicamente, ha il dono del sorriso non stentato, magari sincero in questi due casi, e l'affabilità di chi sa ascoltare e, inoltre, può interagire con cognizione di causa e senza sfiorare l'insofferenza dell'avventore.

Ognuno ha la sua preferenza, al Caffè Europa, che poi - scritto da uno che l'ha frequentato - ha più continuità storica e avventori abitudinari dello stesso Caffè Greco a Roma post anni '80.

I luoghi storici, lo sono perché vengono ribaditi nella memoria, quindi devono essere anche alquanto "polverosi", registrare l'invecchiamento dei camerieri, dei pasticceri, dei cucinieri e dei proprietari, non soltanto dei clienti.

E al Caffè Europa c'è un angolo dedicato alla lettura che, senza titubanze, dovremmo provare a rendere più attrattivo e interagente con il variegato pubblico, motivo di incanto anche per le famiglie. Sì, perché tra arancini al ragù e raviole o cannoli di ricotta, tra cipolline e tranci di torta alle fragoline di Maletto non è meno importante sapere che c'è un buon libro che attende di essere preso, letto, magari portato via - non rubato ma richiesto - o acquistato qualora ci si dotasse di questa opportunità. È stata una felice intuizione quella libreria incorniciata, andrebbe risaltata anche con letture per i più piccoli e con uno scambio, e ricambio, assiduo delle pubblicazioni; così per non lasciare che le stesse invecchino o si sgualciscano irrimediabilmente perché passate tra centinaia di mani.

Così passano i giorni, le settimane, i mesi e gli anni. E restano ricordi, episodi, come quella volta che completai il consumo di una bottiglia di whiskey giapponese, di celeberrima storia, al costo di uno scozzese basico e, solo verso la fine del suo prezioso distillato, chiesi a uno dei proprietari di informarsi su storia e costo di quella bottiglia anziana di oltre vent'anni oltre al suo originario invecchiamento, il cui bicchiere, alla consumazione, era proposto a 7 euro, anziché i basici 6, ma che poteva avere un "valore" anche di quattro volte superiore da quanto richiesto.

Il gusto, per chi centellina l'arte del bere, non va disperso, e sono otto, oramai, le bottiglie da me iniziate, quindi consumate, che ho richiesto quale cimelio - o trofeo - lasciando, sempre, una goccia finale in fondo che potesse profumare ed evocare storie, facce, vicende umane e scambi ad essa collegate.

C'è la coppia che presenzia il sabato intorno a mezzogiorno, sono amanti delle auto sportive e portano un certo tocco di discreta eleganza nell'ambiente fatto di umanità varia del Caffè Europa, ci sono gli amici del quartiere e alcuni commercianti che hanno fatto la tradizione di importanti negozi del limitrofo Corso Italia tra gli avventori qualificati, costanti. E poi una marea di bambini accompagnati da genitori o parenti.

È un brusio musicale, quello che accompagna le vite di passaggio in un luogo e, i luoghi, trattengono più storia di quanto si possa immaginare, soprattutto quelli in cui le esistenze di chi passa si specchiano. Politici e artisti, docenti e artigiani (quei pochi rimasti), uomini - e qualche donna - delle forze dell'ordine e bykers, imprenditori e liberi professionisti inclusi quelli salutati con un cenno del capo, quasi con deferenza ma intimamente detestati per ragionevoli motivi.

Ci sono stati quelli del Bar Epoca, quelli del Bar Italia, poi ci sono i tanti altri - che hanno ben motivo di esistere e di essere punto di riferimento popolare o tradizionale di una piazza o di un quartiere - ma ci sono, ci siamo, soprattutto quelli del Caffè Europa; che poi è come una "casacca" non si può barattare, né sostituire, semplicemente si sta a casa il martedì quando è chiuso o se ne fa a meno se hai una nuova, meravigliosa sede sopra un ristorante che vivi come un bistrot e che frequenti soprattutto per la caffetteria ma, poi e alla fine, se hai qualcosa di importante da festeggiare, o un brindisi con un amico o una amica da condividere, in quei casi, non c'è partita: in piedi nell'angolo fatto nostro, essenzialmente, assieme al fotogiornalista Dario Azzaro e dove passa un po' tutto il nostro mondo.

Avrei potuto scrivere un libro, sul Caffè Europa - ho appena detto al mio amico Giuseppe Alessandro Castiglione prima di chiudere la nostra conversazione telefonica novembrina - ma mi sono limitato a un lungo, troppo lungo per internet, pezzo affettivo.

Tutto questo ampio prologo quasi soltanto per ringraziare, da parte mia e del nuovo e autentico beniamino di questo posto a cui siamo differentemente legati, quegli uomini che, del Caffè Europa, sono l'humus fertile:
Patrizio Consoli e Francesco Giordano, barman; Stefano Tornatore, Giuseppe Porto, Lino Condorelli, Salvatore Maugeri, Giovanni Lucisano, Salvatore Romano, Kugan Arumugasami, Guglielmo Mandarà, Domenico Vinciguerra, i nostri banconisti; Giovanni Caruso, Carmelo Amenta, Seby Canfarelli, Giuseppe Messina, Antonio Riviera, Antonio Maesano, Giuseppe Santonocito, Giacomo Punjab Singh, camerieri; il cuoco Francesco Miraglia, il capo pasticcere Domenico Russo, Antonio Pulvirenti, Stefano NaselloSalvatore Musumeci, Agatino Sampognaro, Mario Catalano, Alfio Costanzo. Emilio Lo Grasso Daniele Ragusa che sono quei pasticcieri che ci addolciscono, e impreziosiscono, le giornate e che non vediamo poi così spesso al piano dove giungiamo a darci convegno e a fare le nostre scelte e tra gli affollati i tavoli.


di Marco Spampinato



Eravamo 4 amici al bar...senza Gino Paoli, intervistato anni fa, ma con il fotogiornalista Dario Azzaro e ben 3 Spampinato


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